Post-Ies, si torna al tavolo dopo il flop del lattughino

Uno dei terreni seminati a Herbal Crops: la biomassa che sarà trasformata in pellet

La Regione riapre la partita: il 13 luglio vertice a Milano con ministeri, enti e aziende. Occhi puntati sul progetto pellet: in 29 pronti a entrare nella coop. Critica la Uil

MANTOVA. Post–Ies: a che punto siamo? Qual è lo stato dei progetti messi in cantiere per ridare vocazione produttiva all’ex raffineria, al di là del polo logistico di Mol Italia? A quattro mesi dal naufragio del progetto Capoterra (ribattezzato lattughino) e il successivo scatenarsi di polemiche politiche contro l’iniziativa imprenditoriale per la produzione di pellet, è per rispondere a questa domanda che giovedì 13 luglio torna a riunirsi il tavolo istituzionale di monitoraggio sulla reindustrializzazione previsto dall’accordo siglato al ministero dello sviluppo economico il 15 gennaio 2014 che sancì lo stop alla raffinazione con la conseguente perdita di decine di posti di lavoro. Si tratta in sostanza dello stesso tavolo regionale che il 5 maggio 2016 diede il suo benestare ai quattro progetti che promettevano quasi 200 rioccupati nel giro di quattro anni .

L’appuntamento è alle 15 nella sede di Arifl (agenzia regionale per l’istruzione, la formazione e il lavoro) a Milano e l’elenco degli invitati, convocati dall’assessore regionale Mauro Parolini, è lungo: da Ies ai ministeri dello Sviluppo Economico e Ambiente, dai sindacati di categoria al Comune di Mantova, alla Provincia. Non mancheranno i protagonisti dei piani di reindustrializzazione rimasti in piedi. Vale a dire: i progetti Sphere 2020 (produzione di pellet e phytoremediation a cui affiancare in un secondo momento anche la produzione di caldaie) e Multifactory.

Ma gli occhi saranno puntati in particolare sul pellet. Seminata su 450 ettari di terreno, la biomassa Herbal Crops che sarà trasformata in pellet sta crescendo a vista d’occhio e questo consentirà, a detta della rete di imprese che promuove il progetto, di far partire la prima produzione nel rispetto dei tempi per poi estendere le coltivazioni il prossimo anno su 1.200 ettari. In base a quanto è stato possibile sapere proseguono inoltre gli incontri con Tea per arrivare a un impianto a emissioni zero sfruttando il calore del turbogas, sono stati affidati gli incarichi ai consulenti tecnici e sono state preselezionate le aziende fornitrici per impianto e capannone che sorgeranno nell’area di Corte Bassani in strada Cipata. Nessuno si sbilancia ma sembra che l’obiettivo sia quello di far partire gli ordini definitivi tra fine luglio e i primi di agosto.

E i posti di lavoro? Sono 29 gli ex Ies che hanno dato la disponibilità a entrare come soci nella cooperativa Cop21 che gestirà l’impianto e si punta a partire a novembre con la produzione e al lavoro 50 operai fuoriusciti dalla raffineria che stanno seguendo corsi di formazione ad hoc. Per quanto riguarda il progetto phytoremediation, Ies avrebbe invece già individuato l’azienda che si occuperà dello smantellamento dei primi due serbatoi lungo via Brennero. Qui verrà realizzata una sperimentazione di fitorimedio ambientale per il recupero attraverso le piante del terreno inquinato. Una laboratorio a cielo aperto, finanziato da Ies, che insieme alla bonifica del terreno punterà anche a utilizzare piante adatte alla depurazione dell'aria. E a lasciare in eredità alla città un bosco urbano di 2mila piante. Entro la fine dell’anno dovrebbe quindi partire la piantumazione.

Infine la multifactory R84 vede attualmente al lavoro oltre una trentina di persone nelle villette Mol di strada Cipata. Tra loro nessun ex Ies. La conta dei posti di lavoro è decisamente inferiore alle cifre annunciate nel 2016, ma tra ricollocati in altre aziende e scivoli per la pensione sembra che gli ex Ies in cerca di occupazione al momento si aggirino attorno alla cinquantina di persone.

Per Giovanni Pelizzoni di Uiltec Uil resta comunque il fatto che «purtroppo stiamo registrando che i numeri forniti dal tavolo che presentò i piani validati dall’advisor Sofit si sono ridimensionati in modo notevole dopo il naufragio del lattughino e che anche il progetto pellet ha visto una rivisitazione»: «Noi siamo interessati a capire quale è il nuovo piano industriale per il pellet ma vogliamo far presente alle istituzioni che purtroppo il deficit occupazionale aumenta invece che diminuire».

Di qui il rilancio di un progetto finito nei cassetti: «Sarebbe il caso - prosegue Pelizzoni - di prendere atto che la situazione è cambiata e di vedere se non ci sono altre soluzione per recuperare l’area anche dal punto di vista industriale con ad esempio il progetto di bioraffineria». Di diverso parere Adolfo Feudatari di Femca Cisl che si aspetta che dal tavolo emerga lo stato di avanzamento e si dice in attesa ottimistica: «Il fallimento del progetto lattughino - dice - è legato al fatto che è difficile ricostruire in poco tempo decine di posti di lavoro, ma se qualcuno ha la bacchetta magica si faccia avanti. L’importante è che alla fine ci sia un risultato concreto, poi a parole son bravi tutti».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

La festa in centro a Mantova per lo scudetto del Milan

La guida allo shopping del Gruppo Gedi