Il Poma è una sauna, all’ultimo piano si sfiorano i 29 gradi

Un paziente dell'Ortopedia (quarto piano) si rinfresca con uno dei ventilatori distribuiti dall'ospedale

Nelle stanze della parte vecchia il climatizzatore non ce la fa. E alcuni pazienti devono portarsi i ventilatori da casa 

MANTOVA. I quasi 29 gradi in piena estate nelle stanze di degenza al quarto piano del vecchio Poma (reparto di Ortopedia e Traumatologia con annessi ambulatori) non fanno quasi più notizia.

E mentre i pazienti, alcuni operati da poche ore, altri con il gesso a braccia o gambe, sbuffano sotto i ventilatori, qui gentilmente forniti dall’ospedale, il personale sanitario allarga le braccia e alza le spalle: «E pensare che rispetto all’anno scorso, e agli altri indietro, siamo leggermente migliorati. Tre settimane fa, alle prime avvisaglie che sarebbe stata un’estate torrida, i tecnici sono venuti a fare la manutenzione e oggi l’impianto di climatizzazione, seppur piuttosto datato, funziona».


Bentornati nel forno ai piani alti del Polichirurgico del Poma, dove ormai da anni nei periodi in cui il sole picchia duro i ricoverati fanno la sauna. Il record risale al 2013, quando la colonnina aveva quasi toccato i 30 gradi.

Mercoledì pomeriggio, intorno alle 17, la Gazzetta di Mantova è tornata in corsia per una misurazione. Nei corridoi dell’Ortopedia, da sempre il reparto più elevato nella parte vecchia del Poma, il termometro segna 28 gradi. Ma entrando nelle stanze dei degenti il display mostra 28,9 gradi, quasi uno in più. «Fa davvero molto caldo – sottolinea un paziente – e di notte si fa fatica a dormire. Il climatizzatore funziona, nulla da dire, ma sulla sua potenza rinfrescante ci sarebbe da aprire una discussione». Fuori stanza il personale sanitario ammette: «Come collocazione siamo da sempre i più sfortunati. Perché? Chiedetelo a chi ha deciso di metterci all’ultimo piano».

Se nelle stanze la temperatura sfiora i 29 gradi, negli ambulatori del reparto, dall’altra parte del corridoio, la situazione si fa più pesante. «Stamattina – dicono in ospedale – c’era da boccheggiare e tra l’altro non è nemmeno una delle giornate più torride degli ultimi giorni». Il record, però, spetta alla sala d’attesa degli ambulatori, dove al pomeriggio si arriva a 29,6 gradi. Ormai da anni alle lamentele di pazienti e operatori i vertici del Poma confessano che nella parte più datata dell’ospedale, nonostante numerosi interventi di riparazione, l’impianto non è così efficiente come nell’ala nuova, ma aggiungono anche che per avere una maggiore resa porte e finestre andrebbero tenute rigorosamente chiuse.

Ieri al quarto piano blitz della direzione sanitaria con un tecnico e la responsabile degli infermieri: «Quest’anno ci siamo mossi con anticipo facendo la manutenzione e attivando l’impianto un mese fa. Proprio in queste ore abbiamo abbassato ulteriormente la temperatura, ma meno di così rischia di andare in blocco il sistema». Il problema è che i pazienti a volte aprono le finestre per cambiare l’aria o per godere di un spiffero al minimo movimento delle chiome degli alberi.

E ai piani inferiori? In Ostetricia le donne in attesa e le neo mamme si sono dovute arrangiare: qui i ventilatori se li sono dovuti portare da casa. «La situazione è sopportabile» confessa una paziente mentre mostra un modello a colonna. Qui la temperatura misurata in una stanza a tre letti vuota in quel momento ieri è di 28,1 gradi. E negli altri reparti dell’ala nuova? Tutta un’altra storia. Al quarto piano dell’edificio di più recente costruzione il termometro nelle stanze si ferma a 27,3.


 

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