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Pasta e riso con l’etichetta: esulta il made in Mantova

I decreti del governo obbligheranno per due anni a indicare l’origine del prodotto. Confagri: buone notizie per il vialone nano. Coldiretti: importante passo in avanti

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MANTOVA. I nuovi decreti del governo sull’obbligo di esplicitare l’origine di grano per la pasta e riso sull’etichetta del prodotto finito suscitano l’approvazione delle aziende mantovane. «L’Italia è all’avanguardia per la massima trasparenza verso i consumatori – ha detto  il ministro Maurizio Martina nel presentare la novità – quest’iniziativa permette di tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l’agroalimentare made in Italy». L’idea alla base del decreto è che l’esplicitazione della provenienza delle materie prime incentivi il consumatore all’acquisto di prodotti del territorio italiano, aumentandone di conseguenza anche l’esportazione. Il decreto in particolare prevede per la pasta le informazioni riguardanti il luogo in cui il grano è stato coltivato e il luogo in cui è stato macinato mentre per il riso luogo di coltivazione, lavorazione e confezionamento.

Questa iniziativa, sperimentale per due anni, potrebbe anche andare a beneficio anche della produzione mantovana. Al riguardo Confagricoltura Mantova si dice molto soddisfatta: «È una richiesta avanzata anche da noi per valorizzare i prodotti del nostro territorio, soprattutto per il riso vialone nano, che speriamo riesca a raggiungere, al termine del periodo sperimentale, il livello normativo europeo». Allo stesso modo anche Coldiretti festeggia: «Quella sull’etichetta che deve riportare l’origine del prodotto è una battaglia storica che stiamo conducendo dal 2004 e questo è un ottimo punto di partenza. Il provvedimento gioverà all’economia locale, non solo per le aziende agricole ma soprattutto per i cittadini perché poter scegliere consapevolmente significa essere liberi. L’esplicitazione dell’origine dei prodotti restituirà alle aziende, italiane e mantovane, una parte di quel furto di valore di cui siamo vittime per mano delle grandi imprese».

Alice Liana Galli
 

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