Il Nord Italia ad alto rischio ambientale per gli incendi

Nuovo appuntamento con il blog nato per condividere e promuovere la cultura scientifica, con uno stile divulgativo semplice, accattivante ma rigoroso. Per mostrare che la scienza non è qualcosa di lontano e astratto

MANTOVA. In questi giorni centinaia di roghi stanno devastando la Riserva Naturale del Litorale Romano, interessano il Parco nazionale del Vesuvio, quello del Gargano, ma anche altre zone in Sicilia, Toscana, Molise. I dati di Legambiente sono impressionanti: in un solo mese è bruciata una superficie quasi pari a quella interessata dagli incendi in tutto il 2016. Uno studio internazionale recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha evidenziato come nei prossimi anni il fenomeno possa acuirsi, producendoingenti danni ambientali specialmente nei paesi più a nord nel Mediterraneo.

Lo studio, al quale ha partecipato anche il nostro Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha messo in relazione l’estensione degli incendi con un indice di siccità che misura la differenza fra precipitazione ed l’evaporazione di acqua dal suolo. Gli studiosi hanno mostrato come esista una strettarelazione tra siccità ed estensione degli incendi nell’ambito della stessa stagione estiva. Al contrario la siccità delle annate precedenti non ha influenza sulla dimensione dell’area bruciata.

Visto che le proiezioni climatiche indicano un progressiva diminuzione delle precipitazioni in primavera ed estate, l’area soggetta ad incendi boschivi nei prossimi decenni nell’Europa mediterranea è destinata ad aumentare.

Il risultato forse più sorprendente, però, è chele zone a maggiore rischio ambientale saranno l’Italia del Nord, Francia e Catalogna. Gli ecosistemi in queste zone sono meno adattati alla siccità ed al passaggio del fuoco, così che gli incendi potrebbero avere effetti più devastanti sulla flora e la fauna rispetto a quanto attualmente avviene più a sud.

Bisogna però notare che, anche se il fuoco è una componente naturale di alcuni tipi di ecosistemi, questo non giustifica né la dimensione né la rapida successione degli incendi che si può osservare nelle ultime settimane. Si tratta per lo più di roghi di origine dolosa, volontari o involontari. Le condizioni climatiche analizzate nello studio sono importanti per determinare la durata e l’estensione della superficie boschiva nella morsa delle fiamme, ma nella maggior parte delle volte non ne sono la causa.

L’emergenza in casa nostra è solo l’ultima di una rapida successione di incendi nel mediterraneo. Ricorderete l’enorme incendio che uccise 64 persone in Portogallo in giugno, e poi subito dopo anche roghi in Spagna costrinsero l’evacuazione di oltre 1500 persone residenti e turisti. L’UE ha riconosciuto questa emergenza definendo il fenomeno come un’aggressione sociale alle foreste.

I modelli interpretativi elaborati con il nuovo studio potranno contribuire a migliorare la previsione stagionale della pericolosità degli incendi boschivi e quindi potranno essere usati per le strategie di prevenzione nazionali ed internazionali.

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*Laureata in Biologia nel 2004, ha conseguito il dottorato di ricerca in Ecologia e Conservazione della Biodiversità pochi anni dopo a Roma, sua città natale. Negli ultimi 5 anni ha svolto attività di ricerca prevalentemente in ecologia, in Italia e all’estero. Ora si è convertita alla comunicazione della scienza con particolare riferimento a temi ambientali. Questo blog nasce per la sua passione di condividere e promuovere la cultura scientifica, con uno stile divulgativo semplice, accattivante ma rigoroso.

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