Chimica Pomponesco, svuotati i serbatoi

Iniziato l’intervento di messa in sicurezza prima della demolizione di una parte del capannone

POMPONESCO. Sono iniziate il 24 luglio, allo stabilimento della Chimica Pomponesco, le operazioni di svuotamento di quattro serbatoi di cloruro di metilene, prossimi all’area interessata dall’esplosione di giovedì. Si tratta di un’operazione di messa in sicurezza, preliminare alla demolizione della parte di capannone divenuta pericolante a seguito della deflagrazione. All’intervento ha assistito una squadra di vigili del fuoco. Anche il sindaco Giuseppe Baruffaldi ha eseguito un sopralluogo.

Esplosione alla Chimica Pomponesco: vigili del fuoco al lavoro

«Il danno – afferma il primo cittadino – è chiaramente ingente. Credo che l’azienda stia valutando la dismissione dell’impianto danneggiato e la ricerca di diverse soluzioni produttive, anche se forse è ancora presto per una definitiva valutazione del da farsi».

Di sicuro i tempi non saranno ristretti: la centrifuga esplosa (allestita nel 1990 nell’area di essicazione degli scarti di lavorazione dei polimeri acrilici) è stata posta sotto sequestro giudiziario da Ats Valpadana, al fine di accertare le cause del botto; mentre la parte dello stabilimento collassata è stata dichiarata inagibile dal sindaco, e potrà essere riattivata solo a seguito di un ben preciso iter progettuale e di verifica. Come noto, per tutelare i lavoratori che dovranno fermarsi a causa dello stop all’impianto (quelli del reparto in primis, ma anche i colleghi degli altri settori, visto che le diverse lavorazioni sono tra loro connesse), azienda e sindacati hanno firmato un’intesa sull’attivazione degli ammortizzatori sociali. L’accordo stabilisce che i dipendenti utilizzino prima le ferie; quindi si ricorrerà alla Cassa integrazione guadagni in base alle necessità che concretamente si rileveranno. Si prevede che la Cig possa coinvolgere a rotazione per tredici settimane tutti gli addetti alla produzione.

La Chimica Pomponesco (Gruppo Frati) conta circa centoventi dipendenti, una quindicina dei quali addetti del reparto distrutto, ed un’altra quindicina impiegati. L’esplosione aveva provocato il ferimento non grave di due operai, ed enormemente preoccupato la popolazione. Dopo lo schianto, diversi avevano notato una nuvola biancastra sollevarsi nei pressi del capannone: non si trattava tuttavia di gas, ma di polveri e calcinacci smossi dal crollo del solaio. Come certificato da Arpa, non si sono sviluppati incendi, né verificati sversamenti di liquidi o emissioni in atmosfera. (r.n.)
 

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