Le melonaie vivono grazie agli stranieri

Il presidente del Consorzio: «Sotto le serre ci sono solo ragazzi extracomunitari. Loro per noi sono una grande risorsa»

MANTOVA. «Per noi gli extracomunitari sono una risorsa, le aziende agricole che producono meloni sono diventate così grandi e importanti grazie a loro»: è quanto afferma il presidente del Consorzio del melone mantovano igp Mauro Aguzzi. La maggior parte dei lavoratori di queste aziende viene da paesi al di fuori della Comunità europea, per quanto riguarda la raccolta si parla della totalità della manodopera e la ragione è molto semplice: i ragazzi italiani non cercano questo tipo di lavoro. «No, non capita praticamente mai che degli italiani vengano a chiedere di lavorare nella raccolta, certamente c'è qualche caso sporadico, ma si può dire che nei campi e sotto le serre ci sono solo ragazzi extracomunitari».

La voce dei produttori è concorde. Da queste testimonianze si potrebbe concludere che l'assunto, passato di moda secondo alcuni, che gli extracomunitari fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, in realtà sia ancora attuale. La disoccupazione in Italia è all'11,3 per cento, mentre quella giovanile è al 37, ma rimangono alcuni lavori che i ragazzi italiani non cercano o non considerano, la raccolta del melone sembra essere uno di questi. Le aziende agricole del settore in provincia di Mantova costituiscono un'importante e solida realtà.

 

Nel distretto di Sermide, capoluogo della produzione, sono circa un migliaio le persone impiegate nel comparto del melone. Stiamo parlando di un paese che conta meno di 6.500 abitanti e, dato molto rilevante, in cui vive una comunità marocchina molto numerosa. Non è un caso, infatti, che le aziende di meloni si avvalgono della collaborazione di persone che lavorano da anni per loro e che risiedono stabilmente sul territorio. Lo sviluppo di questa comunità ha un forte legame con il lavoro nei campi agricoli. «Non esistono macchine per la raccolta del melone – spiegano dal Consorzio – perché i prodotti non maturano tutti contemporaneamente, quindi è necessaria la discrezione dell'uomo che deve riconoscere il frutto maturo, pronto per essere raccolto, da quello che ancora non è pronto. Per altri settori come ad esempio i pomodori la questione è diversa, esistono dei macchinari e il raccolto viene poi impiegato nella trasformazione industriale per la produzione di conserve». Il lavoro è pesante, per le alte temperature della stagione e per la necessità di forza fisica: «Le persone che lavorano nei campi sono tutte giovani – dicono i produttori – però sono instancabili e disposti a lavorare sodo, a volte quando non c'è molto lavoro e ci sono delle giornate libere loro ci rimangono male, hanno bisogno di guadagnare».

 

«Qualche ragazzo italiano è venuto a chiedere di lavorare – racconta il titolare di un'azienda – però quando si parla di sabato e domenica le cose iniziano ad andare male. La campagna è così, non conosce domeniche nel periodo di produzione. Una volta molti ragazzi facevano la stagione nei campi, anche chi studiava nella pausa estiva si guadagnava qualche soldo per andare in vacanza una settimana, adesso non è più così». Nella raccolta del melone in provincia vengono impiegati prevalentemente marocchini, ma ci sono anche, in numero inferiore, indiani, moldavi, rumeni e albanesi.


 

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