Il saluto di don Ghiroldi: «Lascio il paese che amo»

Don Bruno Ghiroldi va a Poggio dopo 35 anni trascorsi a Ostiglia

Dopo 35 anni il parroco si appresta ad approdare a Poggio Rusco. «Il momento più difficile? Quando si parlava di Bayer». Domani 10 agosto cena in piazza

OSTIGLIA. «Uno dei momenti più difficili che ho vissuto a Ostiglia è stato quando si profilava l'insediamento della Bayer e si voleva un mio intervento, emergeva l'esigenza che prendessi una posizione politica pro o contro. Questo per dire che a Ostiglia si vedeva tutto con l'occhio della politica. Io non ho mai preso posizioni dall'altare, anche se in diverse circostanze mi sono espresso liberamente». «C'è stato un evento che ha diviso in due parti il mio servizio, quello della diagnosi negativa della malattia, nel 1995, da allora credo di essere strutturalmente cambiato, molto più proteso a vivere l'essenziale nel reale».

Il parroco don Bruno Ghiroldi, dopo 35 anni trascorsi a Ostiglia (è arrivato il 2 ottobre 1982), in seguito alla riorganizzazione della Diocesi voluta dal nuovo vescovo di Mantova, da settembre sarà collaboratore nella parrocchia di Poggio Rusco (come da sua richiesta), a meno di un anno dalla pensione. Lì ritroverà l'amico fraterno don Paolo, con cui ha condiviso 13 anni a Ostiglia. E' un addio sereno, che sarà scandito domani 10 agosto nella tradizionale cena in piazza Garibaldi, organizzata dalla parrocchia. Don Bruno sintetizza la sua esperienza ostigliese: «Direi che è il paese che ho amato di più e che mi è piaciuto anche nei momenti difficili. La mia idea di parroco è legata al movimento. E' quella del prete che frequenta strade, case, paese, situazioni, avvenimenti con tutto se stesso. Ed è stato così per me. Uno dei miei primi ricordi è quello di monsignor Brunelli che il 2 ottobre mi aspettava seduto sulla panchina davanti alla canonica e mi ha detto con orgoglio che si era sentito male mentre stava visitando le famiglie».


Don Bruno ricorda «certe manifestazioni aperte ai giovani politicamente contestate», e i tempi di oggi in cui si affrontano le situazioni complesse dell'immigrazione e del lavoro: «Un altro obiettivo che mi sono proposto è che la religione non divida. Ca parte mia c'è stata l'apertura dell'oratorio nei primi tempi agli extracomunitari musulmani; l'apertura ai greco-cattolici romeni con l'arrivo e la collaborazione costante di Padre Andrei, e in parrocchia l'accoglienza degli studenti ucraini. Prima ancora la collaborazione con una diocesi del Benin».

Cosa ha dato agli Ostigliesi? «Ho sempre mantenuto fede alle due parole con le quali il vescovo Carlo Ferrari mi ha mandato, cioè comunità e preghiera. Che cosa gli ostigliesi abbiano recepito mi pare sia più opportuno chiederlo a loro».


 

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