Il turbogas continua a fare utili. Al socio Tea arrivano 2,1 milioni

Il bilancio 2016 dell’impianto Enichem si chiude con un guadagno di oltre trenta milioni di euro. Sotto i camini che svettano in via Brennero lavorano in cinquantuno tra operai, impiegati e quadri

MANTOVA. È una garanzia per Eni e Tea: anno dopo anno, il turbogas Enipower si conferma una fonte di entrate molto robuste per i due azionisti dell’impianto che svetta nel polo chimico. Nel 2016 la centrale ha macinato utili per 30 milioni 756mila euro, garantendo dividendi per 21,6 milioni. Di questi, poco meno di diciannove e mezzo vanno alla mamma Eni attraverso Enipower (che controlla la società con l’86,5%) e 2 milioni 166mila euro finiscono nelle casse di Tea, azionista al 13,5%. Per la multiutility a maggioranza del Comune di Mantova si tratta della stessa cifra del 2015.

LA GARANZIA. L’ultimo esercizio segna un nuovo record per Enipower Mantova, che nella sua storia mai aveva abbattuto il muro dei 30 milioni di euro di utile. Sono cifre che portano la contabilità del turbogas oltre i 150 milioni di euro di profitti negli ultimi sei anni: 16,6 nel 2011, 23,3 nel 2012, 28,2 nel 2013, 26,5 nel 2014 e 28,9 nel 2015. L’ulteriore aumento dei guadagni arriva, tra l’altro, in un anno che ha visto anche un rafforzamento della società, il cui patrimonio netto è salito da 197 a quasi 207 milioni di euro.


L’ATTIVITÀ. Nel corso del 2016 Enipower Mantova - che da un anno e mezzo è guidata da Giuseppe Bottini, presidente al posto di Stefano Ballista - peraltro ha visto ridursi in maniera significativa il fatturato, sceso da 234 a 203 milioni di euro. Ma i costi di produzione sono scesi in maniera più marcata (da 159 a 128 milioni di euro), spostando verso l’alto i margini operativi (utile operativo oltre quota 45 milioni). La centrale – che brucia gas per produrre energia elettrica e vapore per uso industriale e per la rete cittadina del teleriscaldamento – ha prodotto energia elettrica per 3.780 gigawattora e vapore per 2,7 milioni di tonnellate: nel corso dell’anno ha girato al 63% del suo potenziale massimo, su livelli simili all’anno precedente.

Il turbogas continua ad avere nella vendita di energia elettrica e termica alla casamadre Eni la più rilevante voce nel capitolo delle entrate: 104 milioni e mezzo di euro con contratto di tolling. Il polo chimico garantisce ricavi per un’altra settantina di milioni di euro, mentre poco meno di 25 milioni arrivano dalla partecipazione al mercato dei servizi di dispacciamento. Tra i partner commerciali ci sono la raffineria di Gela ed Enipower Ferrara per il personale all’interno della galassia del Cane a sei zampe, Terna spa per la vendita dell’energia elettrica.

IL PESCE PICCOLO. E il turbogas di Tea? Benché interessi una quota sempre crescente di residenti e aziende della città, per Enipower è decisamente un pesce piccolo: la multiutility - attraverso TeaSei - acquista calore per non più di 2,3 milioni di euro.

INVESTIMENTI E PERSONALE. In netto aumento gli investimenti tecnici sugli impianti, dopo che la vecchia e inquinante caldaia B6 è stata definitivamente sistemata: più che quadruplicati, dai 2,2 milioni di euro del 2015 ai 10,4 milioni dello scorso anno. Stabile il livello del personale. La centrale è qualcosa di molto diverso dai tradizionali impianti chimici attraverso cui sono passate migliaia di mantovani nel Dopoguerra: ci lavorano 51 persone, perlopiù dietro la scrivania (11 gli operai, per il resto ci sono 8 quadri e 32 impiegati). Una curiosità. Il 2016 è andato decisamente bene sotto forma di imposte pagate. Per esempio, di Imu Enipower ha pagato molto meno rispetto all’anno precedente: 309mila euro contro 2 milioni 397mila euro.
 

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