Al voto per Roma e Milano, la corsa al posto dei mantovani è già partita

Parlamento e Regione: tra pochi mesi il doppio appuntamento elettorale. Battaglia nel Pd, Carra in bilico. Dara in pole per la Lega, Gaetti a rischio nel M5S

MANTOVA. Le pedine sulla scacchiera sono apparentemente ferme e ognuno ragiona sulle mosse per l’autunno. Ma la partita in vista delle candidature per le tornate elettorali della prossima primavera è già aperta. E che partita, perché, come nel 2013, nei prossimi mesi ci saranno in palio contemporaneamente i posti da consigliere regionale e da parlamentare. Sfumata l’ipotesi del voto anticipato, si andrà in data unica al rinnovo del Parlamento e del consiglio regionale. Se i nomi che circolano sono poco dissimili da quelli del 2013, il quadro politico è profondamente cambiato. Ecco allora che la partita si profila aperta. Dentro i partiti, prima che tra una formazione e l’altra.

Sullo sfondo, una variabile che oggi nessuno è in grado di prevedere ma che è destinata ad essere decisiva: con quale legge elettorale si voterà? Quanti posti andranno in liste bloccate e dunque nelle mani dei segretari di partito? Al momento, l’unico posto garantito è quello del capolista, mentre gli altri aspiranti parlamentari devono andare a caccia di preferenze in un collegio allargato alla provincia di Cremona. Un collegio non facile, perché serve consenso oltre il Mantovano, e che disegna un quadro molto diverso dalle liste bloccate del Porcellum del 2013. Ma la legge elettorale è, appunto, la variabile destinata a chiarirsi per ultima.


A SINISTRA: PD E MDP. Al momento i parlamentari mantovani eletti nel Pd sono tre: Marco Carra, Matteo Colaninno e Giovanna Martelli, che nel corso della legislatura ha cambiato casacca due volte scegliendo prima Sinistra Italiana e ora Mdp, il soggetto nato dopo la scissione bersaniana nel Pd. Per lei pare scontata una ricandidatura, resterà da capire con quali chance di rielezione. È dentro il Pd, invece, che la battaglia è già aperta. Come da tradizione. Sia Carra che Colaninno puntano a un nuovo mandato (per entrambi sarebbe il terzo). La strada pare più in discesa per l’imprenditore che non per l’ex sindaco di Pegognaga. Benché non etichettabile come renziano in senso stretto, Colaninno si è mantenuto fedele alla linea della maggioranza del partito.

Diversamente Carra rischia di pagare la scelta di rimanere nella minoranza interna, in particolare dell’ala vicina a Gianni Cuperlo e sostenitrice di Andrea Orlando al congresso. Le indiscrezioni vedono un Matteo Renzi determinato a riempire le liste di parlamentari a lui fedeli, secondo un andazzo diffuso in tutti i partiti da quando i segretari hanno mano libera nel costruire listini bloccati. Se così fosse per Carra non sarebbe facile strappare la conferma, anche se è probabile che le varie correnti di minoranza del Pd si preparino a dare battaglia sui criteri di scelta dei futuri parlamentari. Tanto più che le correnti non renziane, se sommate, iniziano ad essere ben più popolate di quanto non abbia detto l’ultimo congresso. Punta a un nuovo mandato anche il consigliere regionale Marco Carra.

Fin qui gli eletti in cerca di conferme, ma chi è già in movimento per strappare una candidatura? Almeno tre i papabili. Sicuramente il segretario provinciale Antonella Forattini e la renzianissima Francesca Zaltieri. La Forattini - vicina al ministro Maurizio Martina, renziano ma non troppo - pare aver messo nel mirino un posto in consiglio regionale, il che significherebbe una riedizione del braccio di ferro che Carra vinse nel 2013.

La Zaltieri può sperare in una candidatura romana, ma per la Camera c’è un altro nome da sottolineare in rosso: è quello di Elena Bonetti, la docente universitaria e scout mantovana che Renzi a sorpresa ha voluto nella segreteria del partito. Difficile pensare che sia fuori dalla partita. Ma il suo nome rischierebbe di mettere ulteriormente in fibrillazione la base, che già nel 2013 dovette accettare l’inserimento di Colaninno nelle liste locali. In sostanza, due nomi non espressi dalle sezioni e dall’assemblea provinciale potrebbero essere troppi. Questo al di là dell’impegno di Colaninno su svariati temi di interesse locale, a partire dai trasporti. Resta sullo sfondo il nome di Ezio Zani, franceschiniano doc, mentre Mattia Palazzi, dal momento che il suo turno è destinato ad arrivare tra qualche anno vista l’inopportunità di chiudere l’esperienza da sindaco a metà del primo mandato, difficilmente si impegnerà in battaglie campali per sponsorizzare questo o quel candidato.

FORZA ITALIA. Gli azzurri pagano l’indebolimento subito negli ultimi anni. Però Forza Italia è sempre riuscita ad eleggere un consigliere regionale. Anna Lisa Baroni punta ad un secondo mandato, mentre una deviazione romana appare poco probabile (anche perché sono ridotte le chance di conquistare il seggio). Con i lucchiniani tornati in movimento e con l’ex sindaco Nicola Sodano a sua volta indicato come desideroso di una seconda chance (in attesa che i guai con la giustizia si risolvano), la Baroni deve far fronte a un consenso interno al partito non così ampio. D’altra parte, gli ottimi rapporti con la Gelmini e con Maroni (che sarà ricandidato), la carenza di grandi alternative e il suo impegno per il terremoto e sui temi della sanità giocano in suo favore. Poi serviranno voti e preferenze, ma questo è un discorso che si aprirà un minuto dopo la presentazione delle liste.

LEGA. Anche qui lo schema è consolidato e nomi nuovi non si affacciano. Il partito a Mantova è più che mai diviso lungo l’asse salviniani/padani, da una parte i fedelissimi del segretario e dall’altra l’ala vicina a Gianni Fava. Pare scontata la candidatura alla Camera di Andrea Dara, salviniano doc e deciso a riprovarci dopo le delusioni personali delle comunali 2011 e delle regionali 2013 e dopo il successo alle recenti amministrative. Il suo rapporto con il segretario è la garanzia sulla candidatura. Anche per lui, poi, si tratterà di misurare la capacità di portare a casa preferenze in un collegio largo due province (a meno di un posto blindato). E per le regionali? Chiaramente Fava, braccio destro di Maroni, sarà in pista. L’assessore è tentato dal mettersi in lista per misurare il proprio consenso e, nelle intenzioni, capitalizzare cinque anni nei quali è stato particolarmente attivo, non solo sul fronte agricolo.

5 STELLE. Cinque anni fa per la prima volta i pentastellati mantovani entrarono in Parlamento (Alberto Zolezzi alla Camera e Luigi Gaetti al Senato) e in consiglio regionale (Andrea Fiasconaro). Le regole del M5S impongono un limite di due mandati elettivi: via libera alle conferme, dunque? Pochi dubbi per Zolezzi e Fiasconaro, ma qualche grattacapo per Gaetti: nel suo curriculum c’è una vecchia militanza leghista in consiglio comunale a Curtatone e tanto potrebbe bastare per fargli chiudere l’esperienza al Senato (bagnata anche da incarichi di prestigio e delicatezza, come la vicepresidenza della commissione Antimafia). Altri nomi? Circola quello del viadanese Stefano Capaldo, ma nella galassia grillina le previsioni rischiano di avere le gambe cortissime: vige il sacro meccanismo delle preferenze online. Ne basta qualche decina per veder spuntare parlamentari o consiglieri regionali dal nulla.
 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Emergenza siccità, anche il lago di Braies si ritira: la siccità ridisegna il 'paesaggio da cartolina'

La guida allo shopping del Gruppo Gedi