Chimica Pomponesco al lavoro, il reparto riaprirà in autunno

Operazioni in corso per ripristinare il capannone danneggiato dall’esplosione del 20 luglio. Il direttore Tarana: «In cassa solo 14 dipendenti. E ci hanno anche aiutato a sgomberare le macerie»

POMPONESCO. Proseguono alla Chimica Pomponesco le operazioni di ripristino del reparto danneggiato lo scorso 20 luglio dall’esplosione di un serbatoio. Dopo avere messo in sicurezza e ripulito l’area, ora si sta valutando nel dettaglio i danni per procedere alla successiva fase della ricostruzione.

Lo scoppio aveva riguardato la centrifuga a servizio dell’essiccatoio degli scarti di lavorazione dei polimeri acrilici. L’onda d’urto dell’esplosione aveva reso inagibili anche parte delle strutture murarie e la produzione nel settore si era fermata.


A fare il punto della situazione il direttore generale Alberto Tarana. «In un primo tempo sono state svuotati i serbatoi e messo in sicurezza il capannone con la rimozione delle travi pericolanti. Il tutto sotto la supervisione dei Vigili del Fuoco. Poi, anche qui con l’ausilio degli enti di controllo Ats ed Arpa, si è provveduto alla rimozione delle macerie ed alla pulizia del reparto».

Una volta compiuta questa fase preliminare, i tecnici sono entrati nel reparto ormai messo in sicurezza per valutare l’entità dei danni e per stabilire come muoversi successivamente. «Al momento stiamo redigendo il piano di lavoro - prosegue Tarana – che partirà dalla ricostruzione delle opere murarie e della copertura del capannone. Nel frattempo prevediamo di indire le gare per ricomprare i macchinari resi inservibili dall’esplosione. L’ultima fase sarà quella del montaggio dei nuovi macchinari e soprattutto della messa a punto perché stiamo parlando di impianti a controllo numerico che richiedono tarature sofisticate».

Per quanto riguarda i tempi necessari al completo ripristino, molto dipenderà dalla velocità dei fornitori e dalla complessità delle tarature. Si va dall’autunno al mese di dicembre.

Nel frattempo il personale del reparti, 14 addetti sui 120 totali resta in cassa integrazione. «Prima hanno usufruito del periodo di ferie – spiega ancora il direttore e poi alla cassa durante la quale, per le necessità della pulizia dei reparti, abbiamo richiamato al lavoro a rotazione anche parte del personale in cassa».

Nonostante il danno, la produzione negli altri reparti è ripartita dopo 36 ore e parte del materiale recuperato è stato riconsegnato ai fornitori.

«Lì si produce materia prima per stabilimenti esterni e quindi gli altri nostri siti hanno continuato a produrre – conclude Tarana –. Il fatto di essere nel mese di agosto ha limitato anche qui il danno perché molti nostri acquirenti erano chiusi. Ovviamente ha anche ritardato la ricostruzione, ma non si può avere tutto».
 

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