Un orto nel carcere: a Mantova detenuti al lavoro nel giardino ritrovato

La coltivazione di ortaggi come mezzo per la rieducazione. Progetto di Arte dell’Assurdo nell’ex parco del direttore 

MANTOVA. Pronto un nuovo progetto di Arte dell’Assurdo: un jardin potager per i carcerati di via Poma. Il nome è “Orto al Fresco”. Fiori, ortaggi e legumi nel giardino dell’ex alloggio del direttore della struttura da affidare ai detenuti. Un’iniziativa che ha richiesto tempo ed energie da parte degli artisti di strada dell’associazione di cui è presidente Annalisa Venturini.

Da cosa nasce il progetto? Dalla scoperta di un grande giardino che si affaccia sulle mura del cortile interno del penitenziario mantovano. La presidente Venturini, con l’aiuto del collaboratore artistico dell’associazione Riccardo Braglia, ha pensato che fosse uno spazio dalle grandi potenzialità. Il giardino faceva parte della villa che si trova tra via Poma e via Grioli e che un tempo veniva assegnata al direttore del carcere. Dopo che il privilegio dell’alloggio per i direttori dei penitenziari è stato eliminato, il parco è stato abbandonato e finora era rimasto in disuso.


Questo spazio si può ben sposare con l’esigenza dei carcerati di spazi ludici all’aperto. Grazie al benestare della direttrice Rossella Padula, l’idea si è poi trasformata in progetto che, dopo essere stato approvato dal ministero della Giustizia, si trasformerà in realtà. Durante l’inverno Venturini e Braglia si sono impegnati nel trovare una figura competente che hanno individuato in Elisabetta Bonini. Figura che potesse aiutarli nella realizzazione di un hortus conclusus (alla francese jardin potager), un giardino nel quale, oltre ai fiori, vengono coltivati anche ortaggi e legumi.

«Sarà utile per la produzione interna di ortaggi e per il processo di rieducazione dei ragazzi, aiuterà corpo e anima – commenta Braglia –. Attraverso l’ergoterapia (terapia del lavoro) i carcerati saranno stimolati e potranno anche sperimentare un mestiere. Impareranno a lavorare la terra e curare il giardino. Inoltre ci piacerebbe aggiungere degli animali come cani, gatti, caprette e conigli per avviare anche un percorso di pet therapy».

Ad ornare il giardino del penitenziario anche numerose piante aromatiche dalle quali si potrebbero ricavare diversi tipi di liquori: «L’idea è quella di coltivare, almeno in parte, gli ortaggi che poi verrebbero consumati dagli stessi carcerati, ma sarebbe bello anche produrre un liquore da vendere per fare una campagna di sensibilizzazione sui nostri detenuti. Il ricavato potrebbe essere utilizzato per altri eventi o laboratori da svolgere all’interno del penitenziario – spiega Venturini – abbiamo ricevuto un grande sostegno da parte di tutti: in primis dalla direttrice, da Letizia Tognali, comandante del personale di custodia, e dallo psicologo Carlo Alberto Aitini che si spendono moltissimo per i ragazzi della struttura. Senza dimenticare don Lino, cappellano della casa circondariale, e suor Deanna che con generosità ed entusiasmo accompagnano e sostengono i detenuti nel loro percorso».

Dopo aver concluso l’iter burocratico previsto per l’approvazione del progetto e dopo aver preparato con l’esperta la futura immagine del giardino resta solo un ultimo ostacolo: l’installazione delle telecamere, già richieste dal carcere al ministero e ora attese in via Poma. Quando questa fase sarà ultimata sarà possibile iniziare i lavori. «Ci servono volontari. Non sono richieste competenze precise, basta avere voglia di tirarsi su le maniche e di dare una mano. Questo progetto è un’assunzione di responsabilità e un’occasione di dimostrare ai ragazzi del penitenziario che la città crede in loro, che non sono soli in questo cammino», conclude Braglia che nel penitenziario di via Poma ha trovato «una seconda famiglia».

Chi volesse sostenere il progetto come volontario può contattare Annalisa Venturini al numero 3356115369.

Alice Liana Galli
 

Video del giorno

Elezione del presidente della Repubblica, quinta votazione a Montecitorio

La guida allo shopping del Gruppo Gedi