Con la crisi persi oltre 700 negozi: ma per bar e alberghi è un boom

Studio di Confesercenti. Negli ultimi dieci anni in provincia ridotto del 14,2% il numero di  imprese del settore commerciale. Aumentati di quasi 300 unità gli esercizi legati a turismo e food: ma il saldo rimane negativo

MANTOVA. Meno commercio tradizionale, più ristorazione e turismo. È l’immagine che esce dalla comparazione del tessuto distributivo da un lato e dei ristoranti e alberghi dall’altro, nel Mantovano, di oggi con quella di dieci anni fa, quando scoppiò la grande crisi economica.

Lo rivela uno studio dell’Ufficio economico di Confesercenti, elaborato a partire dai dati Istat e dalle rilevazioni dell’Osservatorio su commercio e turismo dell’associazione di categoria.


Dal 2007 a oggi sono scomparse in città e in provincia oltre 700 imprese del commercio in sede fissa, il -14,2% del totale. Il segno passa da negativo a positivo se si guarda il settore delle imprese a vocazione “turistica”.

Pubblici esercizi e attività ricettive registrano nello stesso periodo di tempo un incremento del 12,4%. La grande crisi economica – scoppiata a fine agosto di dieci anni fa – sembra dunque aver trasformato profondamente il tessuto economico delle nostre città, modificando la composizione delle attività urbane e scambiando le vetrine dei negozi con pub, bar, ristoranti e attività turistiche.

«Il turismo e il settore del food - afferma Davide Cornacchia, direttore di Confesercenti della Lombardia orientale sede di Mantova – sono individuati come campi in cui poter investire e si confermano fattori di possibile sviluppo per l’economia della nostra provincia. Le dinamiche positive del numero di imprese presenti testimonia questo trend. L’incremento di flussi di turisti, anche provenienti dall’estero, rappresenta un volano fondamentale anche per il commercio tradizionale, sul quale è necessario rivedere le strategie per rilanciare i centri urbani e gli esercizi di vicinato».

Bisogna sottolineare che i dati di Mantova risultano tuttora peggiori della media regionale, dove la contrazione negativa del commercio al dettaglio si ferma al -10% contro il -14,2% mantovano e dove l’incremento del comparto accoglienza e ristorazione tocca il +16%, mentre Mantova, nonostante la forte vocazione turistico-culturale si ferma a +12,4%. Anche rispetto ai valori medi nazionali (che comprendono quindi economie di diverso sviluppo se comparate alla regione lombarda) la nostra provincia non ne esce benissimo, quanto meno in questi due settori produttivi.

Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha visto una contrazione del tessuto commerciale pari a -11,2%. Un dato pessimo, certo, ma meno negativo del nostro -14,2. Anche a livello nazionale alberghi e ristoranti hanno registrato un’impennata negli ultimi dieci anni, ma oltre 5 punti percentuali in più rispetto alla nostra realtà

«Risulta la fotografia di una provincia – aggiunge Gianni Rebecchi, presidente di Confesercenti di Mantova – dove commercio e turismo viaggiano con due velocità diverse e in cui turismo e ristorazione fanno oggi da volano anche al rilancio delle forme di commercio più tradizionali. La nostra provincia sconta una densità molto elevata di grande distribuzione, che ha condizionato pesantemente le dinamiche demografiche delle imprese commerciali, spingendo molti esercizi verso la chiusura. Se a ciò aggiungiamo la profonda contrazione dei consumi e le difficoltà incontrate dalle imprese nei processi di digitalizzazione ecco spiegata questa situazione».


 

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