Visite in nero al Poma: stangata per il chirurgo

Il medico licenziato dall’ospedale dovrà risarcire all’azienda altri 48mila euro. Le Fiamme Gialle scoprirono prestazioni private non registrate dal Cup

MANTOVA. Lorenzo Francia, ex chirurgo del Poma, dovrà risarcire all’azienda ospedaliera 48.875 euro. Lo ha stabilito la Corte dei conti lombarda, a seguito di un procedimento aperto dopo che il medico era finito a processo (poi terminato in patteggiamento) con l’accusa di truffa, peculato e concussione induttiva. Francia non lavora più al Poma da oltre due anni. Nel giugno 2015, si legge nella sentenza, è stato prima collocato a riposo e poi gli è stato intimato il licenziamento senza preavviso. Ma prima era stato dipendente a lungo del Poma. Dal 1988 ha prestato servizio in rapporto di esclusività; è stato anche responsabile della struttura semplice di endocrinologia e dal 1998 ha svolto l’attività professionale in regime di intramoenia.

Proprio qui nasce il problema. Le prestazioni in regime di intramoenia sono quelle che il medico svolge al di fuori del proprio lavoro dipendente ma, comunque, per conto dell’azienda stessa, in ambulatori messi a disposizione dall’ospedale. Per questo prenotazioni e pagamenti delle prestazioni devono passare dal Cup. I soldi incassati vengono poi divisi tra il medico (il 60%) e l’azienda (40%). Così non è andato nel caso del dottor Francia.

Durante un controllo in un ambulatorio dell’ospedale dove Francia svolgeva la libera professione in intramoenia, riferisce la sentenza, le Fiamme Gialle scoprirono che solo una minima parte delle prestazioni svolte veniva registrata. «L’attività di indagine svolta dalla P.G. presso l’ambulatorio dell’ospedale ove il Francia era autorizzato a svolgere la libera professione intramuraria – si legge – nei giorni 19.11.2013 e 21.11.2013 ha evidenziato un elevato volume di visite svolto dal medico a fronte di una sola visita risultante dall’agenda prenotazioni dell’azienda».

Scattò quindi la perquisizione a casa del medico e nell’ambulatorio. Di dodici pazienti in sala d’aspetto, sette riferirono di pagamenti senza ricevuta; altri cinque negarono pagamenti ma, pure essendo in attesa di una visita, non risultavano prenotati. Non è tutto: durante la perquisizione saltarono fuori due libri ritenuti dagli inquirenti i registri veri, dove il medico annotava pazienti e diagnosi mediche. Qui i pazienti risultavano oltre 600 «a fronte dei 250 risultanti dagli elenchi acquisiti presso l’A.O. Carlo Poma». Chiamati a testimoniare, oltre 170 pazienti riferirono di aver pagato direttamente il medico, senza quindi che il Poma incassasse alcunché. Da qui il danno al Poma stimato in 20.960 euro.

Ma il conto della procura è più salato, perché considera anche i soldi percepiti nel corso degli anni dal chirurgo proprio in virtù di quella professione svolta in esclusiva per il Poma che poi non è risultata tale, vale a dire l’indennità di esclusività (93mila euro), quelle di risultato (14mila) e di posizione (55mila euro). Infine c’è un terzo tipo di danno, consistente nella mancata acquisizione di risorse, legata al fatto che 44 pazienti hanno riferito di essere stati visitati senza mai pagare, per un totale di 230 visite. E anche questo è un danno per il Poma, argomenta la procura, in termini di mancati incassi se non altro a copertura delle spese.

I giudici della Corte, accogliendo in parte argomentazioni dei difensori, hanno ridotto le pretese della procura: non 208mila euro (in un primo tempo anche di più) come richiesto, ma solo 98.875 euro. Vanno poi tolti 50mila euro che Francia aveva già versato al Poma. Restano da pagare 48.875 euro.

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