Cura dell’infertilità, Il Poma al top tra i centri italiani

Il dottor Massimo Bertoli, responsabile del centro di Procreazione medicalmente assistita del Poma

Il Poma risulta tra i trenta migliori ospedali italiani per la cura dell’infertilità. Secondo un’indagine di That Morning, il centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale di Mantova si trova al settimo posto della classifica

MANTOVA. Il Poma risulta tra i trenta migliori ospedali italiani per la cura dell’infertilità. Secondo un’indagine di That Morning, il centro di Procreazione Medicalmente Assistita dell’ospedale di Mantova si trova al settimo posto, prima dell’Humanitas, dopo il Gemelli di Roma e il Maugeri di Tradate per le cure prestate alle coppie che non riescono ad avere un figlio.

That Morning è un centro studi sulle strutture sanitarie che elabora valutazioni basate sui dati statistici. Alle valutazioni partecipano 168 medici ospedalieri, 73 professori universitari, 21 medici di base, 89 medici specialisti, 18 farmacisti sul territorio. Il punteggio del Poma (9,2 su 10) è stato assegnato in base al volume delle prestazioni e ai loro esiti, ai macchinari a disposizione, alla visibilità sulle testate giornalistiche, alle pubblicazioni, al personale, al bilancio, alla sinergia tra reparti.


La struttura di procreazione medicalmente assistita dell’Asst di Mantova, diretta da Massimo Bertoli, è attiva dal 1997 ed è accreditato da Regione Lombardia come centro di terzo livello, il massimo dei livelli esistenti per l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia. In Lombardia sono solo 5, oltre all’ospedale di Mantova, le strutture pubbliche che vantano questa classificazione. Nel 2016 il reparto del Poma ha eseguito 781 cicli terapeutici di fecondazione assistita, 689 dei quali utilizzando le tecniche più complesse dal punto di vista della tecnologia. Una crescita esponenziale dell’attività, se si pensa che nel 1998 i cicli eseguiti erano stati 117. Il 47% delle coppie che si rivolgono al centro sono residenti in Lombardia, le restanti provengono da altre regioni come Veneto ed Emilia Romagna. L’équipe è composta da cinque medici, due biologi, un tecnico di laboratorio, due ostetriche e quattro infermiere. «La percentuale di successo – precisa Bertoli – è di circa il 25%. Vediamo donne tra i 35 e i 40 anni».


 

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