Fava stuzzica Salvini: «Ora deve riflettere sulla linea politica»

L’assessore leghista: «I nostri temi classici sono i più forti». «I ritardi? Errori materiali nei seggi, il sistema funziona»

MANTOVA. «Ritardi dovuti a errori materiali compiuti nei seggi. Ma il sistema ha funzionato, gli elettori erano soddisfatti. Tanto che il governatore lo ha proposto a Gentiloni per le elezioni regionali». Assodato con soddisfazione che la partecipazione al referendum per “l’autonomia lombarda” ha portato ai seggi tre milioni di elettori (il 38,6%, «più di quelli che avevano votato per Maroni ») e che i Sì hanno raggiunto quota 95%, l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Fava, è sorridente anche quando risponde sull’aspetto meno lusinghiero della consultazione: l’incredibile ritardo nella diffusione dei dati ufficiali.

«È stato una grande successo - dice il leghista - portare tre milioni di elettori a votare. Ora chiederemo tutte le funzioni previste dalla Costituzione». E aggiunge un messaggio al segretario Matteo Salvini: «È una persona intelligente, capirà che ora dovrà riflettere sulla linea del movimento».



Ma l’organizzazione non è stata un buon esempio di efficienza lombarda. Ancora (ieri per chi legge) non si conoscono i dati ufficiali del voto. Cos’è successo?

«Premesso che tutti i cittadini lombardi che hanno voluto votare sono riusciti a farlo senza problemi, purtroppo in un certo numero di seggi sono stati compiuti errori materiali che hanno portato a tempi molto lunghi. In 400 seggi circa su 24mila i presidenti avevano inserito lo stesso pin per tutte le macchine del voto. Abbiamo dovuto mandare i tecnici per estrarre e distinguere i voti dal disco fisso. In altri casi hanno riacceso domenica mattina le macchine in modalità test. I voti non sono andati persi ma non venivano registrati sulle chiavette usb. Anche in quel caso sono stati recuperati dalla memoria fissa. Ma tutti i voti sono validi. Insomma, errori materiali comprensibili perché era un sistema assolutamente nuovo. Ma funziona e lo proponiamo per le regionali».



Cosa succederà ora?

«Chiederemo tutte le 23 deleghe concorrenti e le relative risorse. Ero con Maroni quando si è sentito con Gentiloni e il premier ha sostanzialmente dato il via libera alle trattative. C’è una fetta di Paese che chiede un cambiamento, quasi il 40%. E in un momento di crisi del voto è un grande risultato, superiore all’affluenza delle ultime amministrative e anche delle regionali che hanno eletto il presidente dell’Emilia Romagna»

È il primo passo politico verso qualcosa di più dell’autonomia?

«Sono un indipendentista, ma questo referendum non porta a questo. È un riequilibrio dei poteri tra Stato e Regione in una logica costituzionale. Certo, ora la questione settentrionale è stata portata in primo piano. Lo dicono più fuori della Lega, oggi, che all’interno. Io lo dicevo al congresso».



Salvini dice che la linea nazionale della Lega non è in discussione...

«All’interno della Lega non cambierà niente, il referendum costringerà Salvini a riflettere sul fatto che le nostre tematiche classiche sono ancora le più forti e fanno presa. Sono certo che farà la scelta giusta indicata dal popolo».


 

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