Sul piatto ci sono 28 miliardi

L’analisi: sfida sull’efficienza, il residuo fiscale non si alleggerisce

MANTOVA. Una trattativa che vale 28 miliardi di euro, 8 dei quali solo per l'istruzione. È questo l'ammontare finanziario della partita sull'autonomia aperto con i due referendum da Veneto e Lombardia, secondo una stima fatta ieri da «Il Sole 24 Ore». I 28 miliardi, spiega il quotidiano economico, sono la traduzione in euro della spesa annua che lo Stato effettua nei territori delle due regioni per le funzioni che secondo l'articolo 116 della Costituzione potrebbero essere assegnate a Veneto e Lombardia. Ventitrè materie, che vanno dall'istruzione ai beni culturali, dai trasporti fino alla giustizia di pace.

Se anche la Regione guidata da Roberto Maroni deciderà, come ha già anticipato quella di Luca Zaia, di chiedere tutte e 23 le competenze il risultato finale farebbe crescere di quasi il 77% le dimensioni del bilancio attuale della Lombardia, e del 71,6% quelle dei conti veneti.


Secondo l'ipotesi del «Sole», il residuo fiscale, ovvero la differenza fra tasse pagate dai cittadini di un territorio e la spesa pubblica ricevuta sotto forma di servizi, è destinato però a non essere alleggerito, perché il dare-avere fra tasse e spesa pubblica non viene modificato in modo diretto. Se, per esempio, la Lombardia ha competenza piena sui trasporti, per i quali lo Stato spende in quel territorio 2 mliardi, il bilancio regionale registrerebbe due miliardi di spesa in più, e altrettanti di entrata con l'assegnazione di nuovi fondi. La sfida non potrebbe che essere quindi sul piano dell'efficienza di gestione.

Il nocciolo finanziario, afferma il quotidiano, è rappresentato dall'istruzione, per la quale vengono spesi 5,5 miliardi in Lombardia e 2,9 miliardi in Veneto. È questa quasi soltanto spesa corrente, piuttosto complicata da comprimere perché per il 70% è assorbita dagli stipendi di insegnanti, presidi e collaboratori, e per il resto se ne va nei costi di funzionamento e negli acquisti del materiale necessario (la manutenzione delle scuole è già locale, suddivisa tra Comuni, Province e Città Metropolitane).

Vi è poi il difficile capitolo dei «servizi generali», che abbraccia i conti di tutta la spesa pubblica statale erogata sul territorio, ma non è collegata in modo diretto a una specifica funzione. Qui la stima si rifà al rapporto 2015 della Ragioneria generale sulla «spesa statale regionalizzata», che indicava come gli investitori lombardi (banche, aziende, privati cittadini) avessero ricevuto 14,4 miliardi di euro di cedole, e i veneti poco più di tre miliardi. Al netto di questa voce, secondo «Il Sole 24 Ore», si potrebbe stimare che quasi 12 miliardi di spese di funzionamento potrebbero andare a Lombardia e Veneto.
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi