«Nei dati Burgo la prova del falso»: Rabitti in procura

Nel mirino l’Autorizzazione integrata ambientale del 2016 alla nuova cartiera Pro-Gest. «Il vecchio inceneritore inquinava meno, gli enti sapevano»

MANTOVA. Attesi e rincorsi, alla fine i dati sui fanghi e i fumi sbuffati dall’inceneritore Burgo sono arrivati sulla scrivania di Isde-Medici per l’ambiente. Con quasi tre mesi di ritardo, ma sono arrivati. E la conclusione dell’ingegnere Paolo Rabitti, consulente di Isde e autore del primo esposto in Procura, è che la documentazione conferma i suoi calcoli e sospetti: i dati su cui poggia l’Autorizzazione integrata ambientale concessa alla nuova proprietà (Gruppo Pro-Gest) della cartiera nell’agosto 2016 «non sono corretti».

Passo indietro, i dati in questione sono quelli rilevati dal Sistema di monitoraggio emissioni (Sme) che, attivato da Burgo nel 2008, fino al 2012 ha registrato minuto per minuto inquinanti e parametri di processo. Come prescritto dalle varie Aia. Importanti, questi dati, perché combinati assieme misurano la portata dell’inceneritore, termine di paragone necessario per confrontare l’allora con l’oggi. Isde pretendeva che la conferenza di servizi fosse sospesa in attesa della documentazione e del calcolo successivo, ma la Provincia ha incanalato la cosa lungo il binario della richiesta di accesso agli atti, rivolgendosi poi ad Arpa per mettere assieme tutto il materiale.

Gloria Costani di Isde-Medici per l'ambiente e l'ingegnere Paolo Rabitti

Insomma, cosa emerge da questi dati? «Provincia e Arpa erano perfettamente a conoscenza che la portata massima dei fumi dell’inceneritore era inferiore a 30mila normal metri all’ora cubi, come stabilito dalla verificazione del Politecnico (incaricato dal Tar, ndr) – risponde Rabitti – mentre sia Pro-Gest sia la Provincia sostenevano che fosse 51mila, per dimostrare così che il nuovo inceneritore non avrebbe aggravato la situazione ambientale e sanitaria, avendo una portata simile al vecchio, e limiti alle emissioni leggermente inferiori. In realtà, l’inceneritore di progetto approvato con l’Aia 2016 aveva una portata di 64mila normal metri cubi all’ora, più del doppio di quella effettiva».

Ricorda il consulente di Isde di aver sollevato la questione durante la prima conferenza di servizi, «ma né l’Arpa né il Comune né, tantomeno, la Provincia si sono presi la briga di verificare che la popolazione sarebbe stata sottoposta a un inquinamento molto superiore. E questo serviva per evitare la Valutazione d’impatto ambientale».

Confortato dai documenti, Rabitti mette quindi in fila le evidenze che ha trovato: «Non è vero che l’inceneritore è stato sottoposto ad Aia. Non è vero che la portata della vecchia cartiera era di 1.100 tonnellate al giorno di pasta ma meno della metà, come dichiarato dalla stessa Burgo a pagina 7 del manuale Sme del 2005. Non è vero che l’inceneritore aveva una portata di 51mila metri cubi secchi all’11%, in realtà la portata massima autorizzata era inferiore ai 30mila metri cubi». La domanda spontanea e successiva è: girerà Rabitti questi dati alla Procura? «Non è necessario, i giornali li leggono. E comunque questi dati sono pubblici e io sono sempre disponibile per la Procura».

Con la nuova Aia, successiva alla consulenza del Politecnico, però, l’inceneritore è autorizzato per una portata di 29.900 normal metri cubi. «Ma anche la seconda autorizzazione è gravata dal fatto che l’inceneritore non è mai stato sottoposto ad Aia – osserva Rabitti – come peraltro evidenziato nel nostro ricorso e in quello dei Comuni, stilato dall’avvocato Paolo Gianolio, che adesso si troveranno a dover difendere davanti al Tar la nuova autorizzazione, in aperto contrasto con ciò che hanno sostenuto prima. Secondo me ritireranno il ricorso». L’ultima stoccata è per la Provincia: «Mi chiedo come sia possibile che, dopo la prova che ha dato di sé, faccia adesso la Via della cartiera».

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