Il Consiglio di Stato: Tipaldi può tornare nella white list

L’ex assessore di Viadana vince il ricorso contro la Prefettura «Nella ditta non ci sono pericoli di infiltrazioni mafiose»

MANTOVA. Nessun pericolo di infiltrazioni mafiose. Il Consiglio di Stato ha dato l’ok alla riamissione della Tipaldi costruzioni nella white list. La ditta dell’ex assessore viadanese secondo i giudici può quindi tornare a partecipare agli appalti pubblici. Un giudizio che contrasta con l’esclusione decretata dalla Prefettura di Mantova e conferma invece il parere del Tar a cui Carmine Tipaldi aveva fatto ricorso.

Un braccio di ferro, quello tra l’ex assessore della giunta Penazzi e lo Stato, che va avanti da oltre anni: dopo la pubblicazione sulla Gazzetta, della relazione del Girer in cui veniva riportato lo stralcio di un’intercettazione telefonica. Una sera del 2006 il giovane boss della 'ndrangheta cutrese Nicola Lentini, oggi in carcere, riferisce ad un compare che si trova in Calabria di essere a cena a Viadana con diversi amici, tra cui un certo Carmine Pizzimenti. Nel corso della conversazione, Lentini afferma che «Viadana è il nostro», sottintendendo il controllo della cittadina da parte della cosca degli Arena. Per la Dia quel Pizzimenti è da identificare in Carmine Tipaldi. Nonostante la Prefettura avesse sul tavolo la relazione, la ditta era stata comunque inserita nella white list, cioé l’elenco delle ditte “pulite” ritenute idonee alle opere post terremoto. A quel punto, però, resa pubblica la relazione del Girer, la Procura aveva preso in carico la vicenda ed erano scattate le indagini per verificare se le parentele e i legami di Tipaldi potessero rappresentare un rischio di infiltrazioni mafiose, in particolare della ’ndrangheta. Interrogatori, convocazione alla Commissione nazionale antimafia e immediata reazione della prefettura che aveva tirato una riga sul nome di Tipaldi, che nel frattempo era rimasto coinvolto anche in un episodio, di una sparatoria in pieno centro a Viadana.


In una notte del febbraio del 2011 in via Aroldi vennero sparati dei colpi di pistola contro un pregiudicato calabrese, Pasquale Prato, che venne accompagnato in ospedale proprio dall'assessore Carmine Tipaldi: una presenza che non è stata ancora spiegata. Tipaldi aveva fatto ricorso al Tar che, dopo un primo no, aveva invece accolto le motivazioni dell'imprenditore, sostenendo che il timore «di possibili infiltrazioni di stampo mafioso, poteva essere giustificato nel 2006, al tempo della telefonata intercettata, ma non anche nel 2014, quando è stato emesso il provvedimento della Prefettura». Un ok avallato dal Consiglio di stato.
 

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