Stato d’emergenza subito. Sì bipartisan per il ponte

Casalmaggiore. Pienone al consiglio comunale dedicato alla struttura chiusa. E martedì i consiglieri regionali porteranno la mozione anche al Pirellone

CASALMAGGIORE. Impegno bipartisan per il ponte sul Po che allaccia Colorno a Casalmaggiore, e pressing a tutti i livelli perché si arrivi a una soluzione in tempi rapidi: così la strategia emersa ieri sera durante il consiglio comunale dedicato, nell’auditorium Santa Croce. Affollato da amministratori di entrambe le sponde e delle tre province coinvolte. Mantova, Cremona e Parma. Bipartisan, l’impegno, perché i consiglieri regionali Alloni (Pd), Lena (Lega), Fiasconaro (M5S) e Lavezzi (Forza Italia) hanno assicurato che martedì porteranno la dichiarazione dello stato di emergenza in consiglio al Pirellone.

Dichiarazione che sarà condivisa da tutti i sindaci della zona e approvata nei rispettivi consigli comunali. «Si tratta di una procedura inusitata – osserva Giuseppe Torchio, primo cittadino di Bozzolo – ma già utilizzata nel 2013, quando furono stanziati 500mila euro a ristoro delle attività colpite dal blocco del traffico».

Intanto, dopo l’ok della commissione bilancio del Senato all’emendamento che stanzia 35 milioni di euro per interventi di emergenza sui ponti che attraversano il Po, ieri è arrivato anche il sì dell’aula di Palazzo Madama alla fiducia al decreto fiscale a cui l’emendamento è collegato. Almeno 5 dei 35 milioni previsti dovrebbero prendere la via di Casalmaggiore, secondo le parole del sottosegretario Pizzetti e del ministro Delrio. Come ricorda ancora Torchio. Tra i sindaci presenti a Casalmaggiore, anche quello di Viadana, Giovanni Cavatorta, che commenta: «Va benissimo l’emendamento da 35 milioni, ma servirebbe uno zero in più per intervenire su tutta una serie di ponti sul Po, altrimenti corriamo il rischio che il problema si riverberi e la soluzione si allontani. Insomma, si rischia una guerra tra poveri, oggi tampono qui e poi domani tocca a qualcun altro. Tutti questi i ponti hanno più o meno la stessa data di nascita, e hanno quindi bisogno della stessa cura». Altrimenti si rischia «la secessione delle infrastrutture».



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