Caranci: «Pronti al reclamo in appello»

L’amministratore sorpreso dalla sentenza: «In questa impresa abbiamo investito la nostra vita» 

MANTOVA. «Siamo sorpresi, mortificati e amareggiati, non avremmo combattuto per tutti questi anni se non ci avessimo creduto». Antonio Caranci non se l’aspettava e ora spera nella Corte d’appello («a cui presenteremo il dovuto reclamo») e che nel frattempo venga garantita continuità alla struttura: «E’ la prima richiesta che faremo al curatore fallimentare - anticipa -: di optare per l’esercizio provvisorio, per non interrompere la programmazione dei concerti 2018, parte dei quali già contrattualizzati, come della stagione del basket».

Dice che la decisione del giudice lo ha sorpreso, che «è una questione di cavilli tecnici più che sostanziale perché sulla fattibilità del nostro piano avrebbero dovuto esprimersi i creditori». Considera se stesso e il suo socio, Andrea Begotti, capri espiatori di un’impresa per chiunque insostenibile: «Il problema è iniziale, il Palabam non doveva essere una struttura privata ma pubblica.

Gli amministratori di allora ci convinsero a comprare, a investirci milioni di euro e poi sono stati disattesi tutti gli accordi a partire da Mantova Expo che doveva gestire l’ambito fieristico anticipando 1,4 milioni di euro per calmierare il nostro acquisto e che invece venne sciolta all’indomani della firma del rogito. Aggiungo che le tariffe previste nel Project Financing obbligano ad applicare tariffe di 50mila euro al giorno per reggere, tariffe folli che nel resto d’Italia sono un decimo».

E ora? «Il concordato era una proposta valida che ci sottoponeva a 6 anni di lacrime e sangue per pagare tutti i fornitori - risponde - 5 milioni di debiti non sono pochi, ma ricordo che al costo della struttura abbiamo aggiunto investimenti per l’impianto di condizionamento, acustico, anti-incendio, per l’area teatro, il Gusto, il ristorante: tutte opere che ci hanno permesso di trasformare una cattedrale nel deserto anti-economica in qualcosa che può creare utili. Il fallimento è una punizione eccessiva per chi ha investito in questa impresa tutta la sua vita».
 

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