«Stuprata da mio padre e da un amico»

Le accuse di una ragazzina: «Erano ubriachi e io avevo solo cinque anni». Il giudice chiede l’esame di una psicologa

MANTOVA. Una ragazzina di quattordici anni lancia un’accusa da brividi: «Quando ero piccola sono stata stuprata da mio padre e da un suo amico in auto. Erano ubriachi». Il caso è approdato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gilberto Casari che ieri mattina ha conferito l’incarico a una psicologa per stabilire l’attendibilità di quanto la ragazzina racconta. Anche perché i fatti sarebbero avvenuti quando lei aveva solo cinque anni. L’accusa viene mossa a distanza di tantissimo tempo ed è normale che il giudice voglia approfondire.

Cosa può aver spinto la ragazzina a parlare dopo tanti anni? Paura? Vergogna? Sta di fatto che ancora prima della denuncia la madre, che si è costituita parte civile, ha chiesto che venga tolta all’ex marito la patria potestà.


Un racconto davvero orribile quello della ragazzina, fatto sia alla mamma che a una psicologa. Avrebbe riferito che un giorno d’estate il padre e un suo amico l’hanno trascinata su un’auto e che, dopo essersi ubriacati, hanno abusato di lei, che all’epoca non aveva più di cinque anni.

In queste settimane avrebbe usato, con la psicologa, proprio il termine “stuprata”, mentre con la madre avrebbe detto la stessa cosa ma descrivendola come “hanno fatto quelle cose”.

La psichiatra dovrà ora stabilire, come accennato, l’attendibilità del racconto della ragazzina che riportato a galla un presunto episodio a distanza di nove anni.

Il padre non avrebbe precedenti penali di rilievo, così come del tutto incensurato sarebbe l’amico, accusato di aver a sua volta abusato della bambina su un’auto in un parco.

La madre, nell’eventuale processo contro l’ex marito, si è costituita parte civile. Non solo. Evidentemente è così convinta delle accuse mosse dalla figlia al padre che ha messo in moto il procedimento di revoca della patria potestà.

Solo quando il giudice riceverà l’esito della perizia della psicologa deciderà il da farsi.

Gli investigatori, a suo tempo, avevano anche perquisito le abitazioni dei due uomini accusati di violenza sessuale nei confronti della bambina, ma senza trovare alcuna traccia di materiale pedo-pornografico.

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