Biociclo e il caso poltrone. Volpi: "Nessuna pressione"

Enrico Volpi

Il sindaco: «L’ho visto una volta: come avrei potuto farlo dimettere?» Ma poi aggiunge: «È normale che un’amministrazione abbia uomini di fiducia»

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. Il sindaco di Castiglione, Enrico Volpi, interviene sulla vicenda delle dimissioni di Andrea Guidetti da presidente di Biociclo, che ha lamentato «pressioni politiche» dalla maggioranza perché lasciasse l’incarico. «Sinceramente non capisco questa polemica del tutto sterile e di natura solo politica. Ho incontrato Guidetti una sola volta a inizio mandato. Quando sono stato in Indecast, Guidetti, il cui ufficio è all’interno della municipalizzata, non c’era mai. Non capisco come averi potuto fare pressioni su di lui».

Volpi poi spiega «che è normale che un’amministrazione abbia i suoi uomini di fiducia. Il fatto che siano tecnici o politici non implica che siano per forza capaci i primi e incapaci i secondi. Trovo che sia presuntuoso affrontare in questi termini la questione. Se Guidetti avesse rimesso il suo mandato nelle mani della nuova amministrazione, fin dall’inizio forse si poteva valutare la cosa in modo diverso, ma partire dall’assunto che si è i migliori è davvero strano. Ricordo che di fatto è un agronomo, non certo un esperto di rifiuti, e la passata amministrazioni ci ha abituato a personalità con competenze non certo qualificate per certi ruoli di amministratori, senza dimenticare che Gavioli era un politico, e cioè segretario del Pd, alla guida di Indecast».

Il Pd, invece, esprime «solidarietà a Guidetti per il clima conflittuale nel quale si è trovato a lavorare negli ultimi mesi. A lui, inoltre, vanno i nostri più sinceri ringraziamenti. Cinque anni fa, per le municipalizzate castiglionesi, scegliemmo persone competenti ed in grado di affrontare le sfide che ci attendevano ed i risultati hanno premiato il nostro metodo e le persone sulle quali decidemmo di far ricadere la nostra fiducia. Ora la logica delle spartizioni di poltrone può tornare alla ribalta con l’annessa sudditanza partitica a cui eravamo ben abituati».

Luca Cremonesi

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