Pastacci: accordo da non votare

L’ex presidente: penalizzerebbe il territorio, decidano i sindaci

MANTOVA. «Io quell’accordo non l’avrei mai accettato perché non rispetta il mandato che, a suo tempo, il consiglio provinciale aveva dato al presidente della Provincia e perché non dà un beneficio sostanziale alla crescita infrastrutturale del territorio mantovano». Alessando Pastacci, l’ex presidente dell’Amministrazione di Palazzo di Bagno che a fine 2014 diede il via alla vendita dell’intero pacchetto azionario della Provincia in Autobrennero (con l’avallo poi del Tar), invita il consiglio provinciale di domani a pensarci bene prima di dare l’ok all’accordo che prevede l’alienazione solo dell’1,1% delle azioni e un incasso di 11 milioni 507mila euro. «Questa - dice - è una negoziazione al ribasso visto che si rinuncia a buona parte dei 47 milioni 700mila euro che si sarebbero potuti incassare vendendo tutto. Spero che i sindaci ne possano discutere prima nella loro assemblea, il luogo deputato a confrontarsi su questa scelta importante».

Per Pastacci, infatti, l’accordo ha disatteso la mozione con cui il consiglio gli aveva dato mandato di trattare con l’A22 sia la vendita di una parte delle azioni che le opere da realizzare sul territorio: «Io ad Autobrennero proposi di acquistare la metà del nostro pacchetto, cioè il 2,1% versandoci 23 milioni e di concordare una serie di opere: avevamo ipotizzato il completamento della Pope, arteria di collegamento tra la A22 e la statale Abetone e Brennero, il completamento della Gronda Nord di Viadana e la riqualificazione di parte dell’Asolana e altre opere da concordare con i sindaci».

A22 disse no alla proposta del civico Pastacci e, quando il Pd puntò su Morselli come presidente della Provincia, cambiarono anche il termini della trattativa: solo soldi, e pochi. Alla fine, gli unici beneficiari dell’intesa sarebbero solo i quattro Comuni lungo l’asta della A22, e cioè Mantova, San Giorgio, Bagnolo e Pegognaga, che si trovano entro i 6 chilometri dai caselli autostradali: «Sicuramente - dice Pastacci - il resto del territorio, se si approva l’accordo, non potrà più chiedere nulla; si chiuderà il contenzioso al Consiglio di Stato e tutto si ridurrà agli interventi lungo l’asse autostradale che riguarderanno il rinnovo della concessione. Quelli che il territorio mantovano avrebbe potuto chiedere anche col 6% delle azioni, 2,1% del Comune di Mantova, 2,1% che sarebbe rimasto alla Provincia e 2 della Camera di Commercio».

Ai mantovani, dunque, resterebbero solo 11 milioni 507mila euro «che saranno messi dalla Provincia come cofinaziamento di alcune opere come la Pope, con una quota, il 15% o il 20%, che non consentirà alla Regione di intervenire visto che finanzia solo opere sostenute almeno al 50% dagli altri enti locali. La maggior parte di quei soldi se ne andranno in manutenzioni stradali, mentre per le nuove infrastrutture, di cui il territorio ha bisogno, rimarranno solo le briciole. Ecco perché spero che prima di decidere vi sia un confronto tra i sindaci. Ne va del futuro infrastrutturale del territorio». In più c’è in ballo la trasformazione dell’A22 in società in house che potrebbe non dar più diritto alla distribuzione degli attuali sostanziosi dividendi. (Sa.Mor.)
 

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