Mantova, i Missoni al Te raccontano la nascita della griffe

Da sinistra Scaietta, Casella, Luca Missoni, Rosita Missoni, Gozzoli, Barbieri, Venturini e Airaghi (foto Teodori)

Affollata conferenza con Rosita e il figlio Luca: tutto è cominciato con due macchine per maglieria

MANTOVA. Missoni è stato il protagonista dell'ultimo incontro di Abito, l'associazione per la storia del costume nato l'anno scorso. Nella Sala dei Cavalli di PalazzoTe, il 3 dicembre il presidente Italo Scaietta - la vice è Bruna Casella - ha salutato Rosita e Luca Missoni, il figlio che si occupa dell'archivio. Non ha potuto venire invece la figlia Angela, che dal 1997 è la direttrice creativa e di recente ha rinnovato e rilanciato la griffe creata dai genitori. 

Quasi duecento persone (di più non potevano entrare) hanno riso più volte per l'ironia di Rosita, che ha raccontato il primo incontro, lei sedicenne, a Londra quando Ottavio nel 1948 partecipava alle prime Olimpiadi del dopoguerra, dopo 4 anni di prigionia e quindi di fermo. Alto, bello, campione di 400 ostacoli, ma dopo la gara esausto «beveva e sputava».

Poi tutto è cominciato con due macchine per maglieria, anche se in realtà Rosita viene da una famiglia di industriali del tessuto. Ma l'amore per il colore, la curiosità, l'inventiva di Ottavio Missoni hanno creato uno stile inconfondibile, giovane, vivace, portabile a ogni età. «Per il compleanno dei 17 Ottavio mi regalò un disegno datato 2048, in cui ero attorniata da bambini e sullo sfondo c'era un signore in frac, alto. Siamo arrivati insieme fino al 2013, Ottavio è morto dopo il grande dolore per la perdita del figlio Vittorio, in un incidente aereo».


Rosita, con la stimolante narrazione di Michele Venturini, ieri ha ripercorso le tappe, con l'amore per il movimento, i pittori futuristi, Kandinskij. Ma le prime macchine da maglieria consentivano solo le righe, poi lo zig zag e finalmente il patchwork, che consentì a Missoni di esprimere tutte le fantasie. Era però Rosita a scegliere se e come usare quei bellissimi tessuti di maglia e come adattarli ai corpi. Fino al premio che li consacrò in America e il termine “put together” per descrivere lo stile del mettere insieme di tutto.

«Ma l'effetto era sempre buono - ricorda Rosita - perché i tessuti erano tutti fatti da noi, con lo stesso occhio». I colori che Missoni amava erano mescolati, colori e toni, tantissimi, tutti insieme. E preferiva il viola, creando problemi ai tanti personaggi del teatro, come Pavarotti nel suo ritorno alla Scala con Lucia di Lammermoor di cui Missoni disegno i costumi. Anche Pasolini aveva una camicia Missoni, che divenne tristemente nota, fotografata inzuppata di sangue. La indossava quando fu ucciso.

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