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Mantova, minoranze contro Palazzi: «Inadatto a fare il sindaco»

Le opposizioni criticano le dichiarazioni sull’indagine: «Non è questione privata» Baschieri: città umiliata. Bulbarelli e Grandi: minaccioso con la stampa. Lega dura

di Nicola Corradini
2 minuti di lettura

MANTOVA. «Palazzi non dovrebbe essere né sindaco né assessore. Per la verità non dovrebbe essere nemmeno il presidente di una qualsiasi Pro loco». Sono parole pesanti quelle che escono da un normalmente posato Pierluigi Baschieri, capogruppo di Forza Italia, che pure premette di non considerare «Palazzi un nemico, ma un avversario politico» e di non aver «presentato alcun esposto».

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Ma non c’è dubbio che Baschieri, dopo aver letto l’intervista al sindaco pubblicata sulla Gazzetta di Mantova di domenica 10 dicembre, si sia fatto un’idea condivisa anche da altri esponenti della minoranza (e ovviamente respinta da quelli del centrosinistra): Palazzi non è più adeguato al ruolo che occupa.

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In realtà, solo Luca De Marchi si spinge a dire esplicitamente che, a parer suo, «le minoranze chiederanno le dimissioni al grido di "serve un sindaco e lui non è più in grado”» in quanto «è oramai un interlocutore politico squalificato». Ma dagli esponenti dell’opposizione il messaggio politico è di sfiducia, indipendentemente dall’esito delle indagini che lo riguardano. «I suoi attacchi quotidiani a Forza Italia mi costringono ad alzare i toni - dice Baschieri - Se il sindaco non ha memoria dei suoi messaggi al cellulare, meglio stia in silenzio. In questo modo eviterà di essere facilmente smentito. Un paio di messaggi trasmessi a quella madre sola con una figlia, ho avuto modo di visionarli. Il tenore di quelle comunicazioni è da brividi e mi ha fatto pensare che Palazzi non dovrebbe essere sindaco. La bravura politica non può giustificare taluni atteggiamenti. Rimane una Mantova umiliata da questa vicenda».

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«Ogni volta che non riesce a dare motivazioni chiare e politiche, lui la butta sull’odio presunto nei suoi confronti - dice il capogruppo M5S, Michele Annaloro - Abbiamo un sindaco che non è in grado di reggere il governo della città. Dovrebbe poi sapere che per il ruolo istituzionale che detiene, non può fare distinzione tra sfera privata e sfera pubblica. La sua vita privata si interseca con quella pubblica di sindaco».

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A bocciare Palazzi è anche la capogruppo della Lega, Alessandra Cappellari, secondo la quale «il sindaco ha la sindrome di Fonzie: lui non sbaglia mai. E non ha compreso che non sarà Longfils a mandarlo a casa, ma eventualmente il risultato o il corso delle indagini, che competono a forze dell’ordine e alla magistratura che non si fanno certo intimorire da deliri di onnipotenza». Cappellari ricorda al sindaco (e non è l’unica) quando «l’attuale assessore Murari, nel 2015, diceva di Sodano che “ha diritto di difendersi, ma non di farlo da primo cittadino” E ora? ».


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Critiche anche dal fronte civico di centrosinistra con Alberto Grandi. «Stupisce la risposta in relazione all’eventuale danno di immagine creato alla città dai suoi comportamenti privati. Dire in maniera quasi sprezzante che il danno è solo suo personale getta più di un’ombra sul suo reale senso di responsabilità nei confronti del ruolo istituzionale che ricopre. È tornato quello di sempre, tendenzialmente arrogante e vagamente minaccioso, anche nei confronti dei giornalisti». Il riferimento è al punto in cui Palazzi dice che le ripercussioni sulla sua credibilità dipenderanno anche dalla stampa. «Quel passaggio stride alla mia sensibilità - commenta Paola Bulbarelli, della civica di centrodestra - un attacco alla stampa, che fa solo il suo mestiere. Uno che fa il sindaco deve avere un comportamento irreprensibile. Lo abbiamo detto per molti personaggi politici e vale anche per lui: non può essere ricattabile».
 

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