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«Ecco le stelle danzanti»: scoperta made in Mantova

Il ricercatore Furgoni ha osservato il cielo per ventiquattro mesi insieme a un collega canadese. Spettacolo unico: per rivedere le dancing stars bisognerà attendere 1.100 anni

di Igor Cipollina
2 minuti di lettura

Le stelle danzanti scoperte dal mantovano Furgoni: ecco la simulazione al PC

MANTOVA. Le hanno già ribattezzate dancing stars, le stelle danzanti, allacciate in un ballo che le precipita l’una incontro all’altra per poi riallontanarle con dolcezza, secondo un giro celeste che si ripete ogni 18 giorni: raccontata così, come una danza struggente, la cosa suona anche poetica, ma la scoperta è tutta scientifica e riguarda un rarissimo sistema di stelle binarie osservato dai ricercatori Riccardo Furgoni e Gary Billings. Il primo è mantovano, l’altro canadese, insieme hanno scrutato il cielo per 24 mesi, senza mai incontrarsi, ma tenendosi costantemente in contatto. Pianura padana chiama Calgary. Il risultato è affidato a un articolo che sarà pubblicato sull’Aavso journal. L’acronimo sta American association of variable star observers. E questo fa Furgoni per passione e di mestiere: osserva le stelle variabili, quelle la cui luminosità varia più rapidamente rispetto ai tempi astronomici, note anche come stelle inquiete.

A spiegare perché la scoperta è così importante è lo stesso Furgoni, a partire dal sistema binario. Solitamente le stelle sono percepite come elementi singoli, ma spesso la luce che vediamo è data dalla somma di due o più corpi celesti. Le due stelle in questione, poi, orbitano l’una intorno all’altra nella loro danza perfetta: «In termini tecnici si dice che le due stelle percorrono orbite tanto eccentriche da essere parte di un gruppo molto raro rispetto a tutte le altre stelle binarie – anticipa Furgoni – La particolarità veramente unica di questo sistema, tale da renderlo uno dei tre più estremi conosciuti nella nostra galassia, è però data dal particolare orientamento verso il nostro pianeta, le due stelle risultano infatti perfettamente allineate a noi con un margine di errore sottile quanto un foglio di carta».

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Le dancing stars sono collocate sul nostro stesso asse visivo e la circostanza è tutt’altro che scontata: fossero state sopra o sotto, la loro danza sarebbe rimasta nascosta al nostro sguardo. E invece i due ricercatori hanno potuto studiarne le orbite e i movimenti. Ma non è finita. «Tutto questo sistema, come una gigantesca trottola celeste, ruota a sua volta nelle sua interezza rispetto a un centro immateriale in 1.100 anni». Bisognerà quindi aspettare il 3117 per poter rivedere le dancing stars con lo stesso allineamento. Che poi, osservate da qui, le due stelle sembrano eleganti, quasi slanciate. In realtà sono lontanissime (circa 15mila anni luce, contro gli 8 minuti luce che misurano la distanza tra Terra e Sole) e gigantesche, 10 volte la massa del Sole e 4mila volte più luminose. Altro che slanciate.

Le sue stelle saranno pure inquiete, ma Furgoni appare sereno. Classe 1980, Riccardo ha studiato da giornalista, irrobustendo la laurea in scienze della comunicazione con un master al Politecnico di Milano. La passione per le stelle l’ha quindi portato a frequentare l’osservatorio di Gorgo con l’associazione Astrofili mantovani e l’intuizione di monitorare lo stesso spicchio di cielo per mesi gli ha spianato la strada della ricerca in campo astrofisico. Stelle e non solo.

Furgoni collabora anche con l’Agenzia spaziale europea, impegnata a scrutare e catalogare gli asteroidi dall’osservatorio del Monte Teide, nell’isola di Tenerife. Quanti gli asteroidi potenzialmente pericolosi per noi fragili terrestri? «Più di mille» risponde Riccardo, mantenendo il sorriso. Sintonizzato sulle meccaniche celesti.

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