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Fondi alle associazioni. Nuovo scontro in aula

No alla richiesta di Forza Italia e Cinque Stelle di modificare il regolamento. La minoranza: vogliamo sapere come vengono spesi i soldi pubblici

di Sandro Mortari
2 minuti di lettura

MANTOVA. La discussione sul bilancio di previsione del Comune che stava trascinandosi stancamente tra le accuse della minoranza e la difesa dell’amministrazione, è stata ravvivata all’improvviso da tre emendamenti proposti da Forza Italia e Cinque Stelle e condivisi anche dagli altri partiti del centrodestra, poi tutti bocciati, sull’erogazione dei contributi alle associazioni culturali. Un argomento, questo, molto delicato e dai risvolti politicamente esplosivi dopo l’avviso di garanzia per tentata concussione continuata recapitato al sindaco Mattia Palazzi proprio per un questione di finanziamenti richiesti e non concessi, ma con risvolti a luci rosse. Di quella vicenda non si è fatto il minimo accenno, ma era chiaro che aleggiava in aula, pronta a deflagrare in qualsiasi momento.

Le prime schermaglie sul punto tra opposizione e maggioranza è arrivato sulla proposta di togliere 100mila euro dal fondo gestito dal sindaco e destinato ai contributi alle associazioni culturali, e utilizzarli per l’ingaggio di guardie private per pattugliare, nelle ore notturne, alcune zone della città come piazza Cavallotti e la stazione. L’amministrazione si è opposta («non possiamo far sorvegliare le strade dai vigilantes») tra le proteste di Lega, De Marchi e Forza Italia. Il clima si è surriscaldato sull’altro emendamento che chiedeva l’istituzione di un nucleo interno con il compito di controllare le spese dei beneficiari dei contributi comunali; in pratica, si voleva l’introduzione dell’obbligo per le varie associazioni di rendicontare la loro attività presentando fatture o ricevute fiscale che chiarissero come avessero speso i soldi pubblici. «Il regolamento è vecchio visto che risale al 1998 - ha osservato il capogruppo azzurro Baschieri -; chiedere le fatture è un principio cautelativo». Il capogruppo del Pd Pasetti ha contestato, definendo «confuso» l’emendamento dell’opposizione: «Non sapete nulla di associazioni - ha detto - volete farle colpire dalla Polizia tributaria ritenendo che siano formate da delinquenti». Questa frase ha provocato la dura reazione della minoranza, con la Cappellari (Lega), Gorgati e Longfils (Forza Italia) che hanno respinto ogni accusa e replicato altrettanto duramente: «Si deve dire come si spendono i soldi pubblici, finora ci avete negato tutte le pezze giustificative». Anche sul terzo emendamento è stata battaglia. Era quello relativo ad un’altra modifica da apportare al regolamento per l’erogazione dei contributi introducendo criteri qualitativi e meritocratici per la valutazione dei progetti presentati. «Non serve - ha replicato Rachele Bertelli del Pd - perché finora i contributi sono sempre stati assegnati in base alla qualità della proposta. C’è un iter trasparente, verificabile e preciso da seguire per avere i soldi. Per questo l’emendamento è strumentale».

Longfils ha insistito sulla necessità di cambiare il regolamento «visto che in molte sue parti non è applicato; per esempio, si danno contributi ad associazioni che vengono da fuori e non hanno mai operato sul territorio comunale». Sul punto Della Casa della lista Palazzi ha replicato sostenendo l’interpretazione «più elastica» della norma: «Se un’associazione che non ha sede qui opererà a Mantova grazie al progetto si può accettare». Per la cronaca, sono stati 13 gli emendamenti presentati dall’opposizione, di cui solo uno, riferito al censimento degli alloggi erp, è stato accolto. Il voto finale sul bilancio è arrivato nella notte.
 

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