Fisco in ritardo, annullata la maxi cartella esattoriale

Una sede di Equitalia (foto archivio)

Artigiano vince una causa da 700mila euro, ne pagherà solo cinquemila. La commissione tributaria: c’è la prescrizione

MANTOVA. Era nel mirino del fisco da quindici anni e ora ha ottenuto giustizia. Sembra una favola di Natale di altri tempi quella di un artigiano 44enne di Mantova che qualche giorno fa si è visto annullare dalla commissione tributaria provinciale cartelle esattoriali dell’Agenzia delle entrate riscossioni per oltre 680mila euro dopo una lunga battaglia fatta di ricorsi e pignoramenti e passata persino attraverso un fallimento.

L’artigiano, che operava nel settore metalmeccanico, si è rivolto ad un avvocato bolognese, Emanuele Di Maso. Di qui la svolta: il legale, nel febbraio scorso, ha impugnato le cartelle e, puntando sulla prescrizione, ha ottenuto la tanto sospirata sentenza favorevole. Il fisco, che comunque ha dato prova di inefficienza, dovrà accontentarsi di riscuotere 5mila euro, frutto di due cartelle che la commissione tributaria ha ritenuto ancora valide.


Tutto inizia nel 2002 quando l’artigiano si vede notificare da Equitalia, una serie di cartelle esattoriali per tributi e imposte non pagati tra il 1995 e il 1997 che ammontano a oltre 500mila euro. Una cifra simile è difficile da onorare, tant’è che nel corso degli anni successivi altri debiti con il fisco si accumulano. Arrivano il 2007 e il 2008, gli anni della crisi economica che ha sconvolto l’economia italiana, e per l’artigiano è il buio totale. Alla fine saranno undici le cartelle esattoriali notificate, a cui si accompagnano, negli anni sucessivi, cinque intimazioni di pagamento e sei atti di pignoramento. La cifra che il fisco reclama tra Irpef, addizionale Irpef regionale e comunale, Iva e Ilor non versate ammonta a più di 680mila euro. Una somma capace di abbattere anche l’impresa più solida, figurarsi per un artigiano con una famiglia alle spalle da mantenere.

Le ingiunzioni di pagamento e i pignoramenti si accumulano. Arriva anche il fallimento dell’impresa soffocata dai debiti. Eppure, lui continua a ripetere al fisco di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle esattoriali e nemmeno dei due avvisi di accertamento inviati nel frattempo dall’Agenzia delle entrate riscossioni che ha sostituito Equitalia, sostenendo la prescrizione quinquennale per i tributi richiesti. Si arriva così al ricorso alla commissione tributaria provinciale presentato lo scorso febbraio contro l’avviso di intimazione di pagamento. L’Agenzia di riscossione si costituisce in giudizio facendo presente che sia le cartelle esattoriali che gli avvisi di garanzia erano stati notificati regolarmente, compresi cinque intimazioni di pagamento e sei atti di pignoramento. La commissione tributaria provinciale ha ritenuto valide le notifiche (contestate dall’artigiano), ma prescritte in cinque anni e non in dieci come chiedeva l’Agenzia.

Il tutto sulla base di una sentenza della Cassazione emessa nel novembre 2016: «La cartella esattoriale e l’avviso di accertamento costituiscono, - rileva la commissione - per propria natura incontrovertibile, semplici atti amministrativi di auto formazione e pertanto sono privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato». Ciò significa, per la commissione, che la prescrizione di 5 anni non può trasformarsi in prescrizione decennale. Il risultato è stato la dichiarata prescrizione delle cartelle esattoriali per quasi 485mila euro notificata nel 2002, di un’altra di quasi 53mila notificata sempre nel 2002, di quella di quasi 134mila euro notificata nel 2005 e di una di quasi 7mila euro notificata nel 2004. «Finalmente per il mio cliente è finito un incubo durato 15 anni» afferma l’avvocato Di Maso. (Sa.Mor.)
 

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