Donna uccisa: controlli nel Mantovano

Sabato 30 dicembre eseguita l’autopsia, si cerca un riscontro nelle impronte digitali rimaste intatte

VALEGGIO SUL MINCIO. Giallo di Valeggio. Indagini senza sosta da parte dei carabinieri per cercare di dare un nome e un volto alla donna uccisa e fatta a pazzi con una motosega. Nonostante la testa sia stata trovata intatta, ci vorrà ancora del tempo per accertare l’identità della vittima; un altro aspetto su cui gli investigatori sono concentrati è quello delle impronte digitali che non sarebbero rimaste danneggiate. Nella giornata di sabato 30 dicembre, alla Medicina legale di Verona, è stata eseguita l’autopsia e questo, nelle prossime ore, potrebbe fornire indicazioni molto utili agli investigatori. Al vaglio, nel frattempo, le denunce di donne scomparse anche nel Mantovano. Ma le caratteristiche fisiche della vittima (capelli scuri, occhi neri, pelle chiara e un’età compresa fra i trenta e i quarant’anni) non corrispondono, finora, a nessuna delle donne di cui è stata denunciata la scomparsa anche nel nostro territorio.

Il maggiore dei carabinieri Francesco Milardi, della compagnia di Peschiera del Garda, che conduce le indagini, è convinto che il luogo scelto dall’assassino non sia casuale. È un posto frequentato per lo più da cacciatori per la nutritissima presenza di cinghiali. E i cinghiali se avessero trovato il corpo lo avrebbero annientato completamente e della donna non sarebbe rimasta alcuna traccia. Quindi è lecito supporre che l’omicida conoscesse quel luogo.


Con tutta probabilità la donna è stata uccisa da un’altra parte, il corpo sezionato e trasportato a Valeggio sul Mincio con dei sacchi. La modalità con cui il corpo è stato diviso, probabilmente utilizzando una sega elettrica o a motore, dimostrerebbe una certa abilità da parte dell’assassino. Forse più di uno. I resti erano stati notati sabato da una donna che, in un primo momento, aveva pensato che si trattasse di pezzi di un manichino scaricati, come rifiuti, in un’area lontana da case, recintata e utilizzata per mettere al pascolo dei cavalli.

Il corpo è stato completamente ricostruito e quindi nessuna parte mutilata è sparita. I sacchi erano sparpagliati nel raggio di cinque sei metri. Il delitto sarebbe avvenuto due giorni prima del ritrovamento.

La donna aveva indosso la sola biancheria intima. Ovviamente le indagini dei carabinieri, estese anche al nostro territorio, non trascurano il benché minimo dettaglio. La speranza è che le impronte digitali siano state inserite in una banca dati. Si indaga nel mondo della prostituzione ma non è detto che la vittima provenga da quel giro. Chi l’ha sezionata ha dimostrato di sapere usare la sega e anche questo potrebbe restringere il campo delle indagini.
 

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