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Fava deluso dalla scelta di Maroni: «Io? A disposizione della Lega»

L’assessore: «Speravo che volesse continuare qui, peccato. Lui premier? Non penso, ma ha le qualità». E sul proprio futuro ora incerto: «Preferirei candidarmi alle regionali, ma decide il movimento»

di Gabriele De Stefani
2 minuti di lettura

MANTOVA. Deluso, perché si chiude una stagione politica che lo ha visto grande protagonista come braccio destro del presidente della Regione più ricca d’Italia. Attendista, perché il quadro non è ancora definito. Possibilista, perché più volte negli ultimi mesi aveva spiegato che «oltre alla politica c’è altro».

Così Gianni Fava, braccio destro di Roberto Maroni, a poche ore dall’ufficializzazione della scelta del governatore di non correre per un secondo mandato. Una scelta che cambia gli equilibri anche della politica nazionale, lombarda e anche locale, andando a incidere sull’esponente mantovano più alto in grado.

Come giudica la scelta di Maroni?

«È una scelta personale, dunque non è giusto giudicarla. Posso dire che sapevo da tempo di questa possibilità e speravo che non si concretizzasse. Rispetto la decisione di Roberto, ma ora sono dispiaciuto, perché avrei preferito una sua ricandidatura affinché si potessero raccogliere i frutti del grande lavoro svolto in questi cinque anni. Anche i sondaggi, che davano Maroni in larghissimo vantaggio, erano lì a dimostrarlo. Il mio dispiacere è dovuto anche all’amicizia e all’affetto che mi legano a Maroni e al resto della giunta».

È difficile credere che Maroni abbia lasciato la Regione con tanta facilità senza una vera alternativa tra le mani. Lei lo vede premier? È questo il disegno?

«Non credo, mi sembra che Roberto sia stato chiaro nel dire che il candidato premier della Lega è Matteo Salvini. Certo, Maroni avrebbe tutte le qualità per fare il presidente del consiglio, ma non mi pare il suo obiettivo. Credo più semplicemente che fare il presidente della Regione lo abbia impegnato tantissimo e ora, realizzati tanti obiettivi, preferisca staccare».

Lei ora che cosa intende fare?

«Io come sempre do la mia disponibilità alla Lega e in particolare sarei pronto, se mi venisse chiesto, a candidarmi consigliere regionale per valorizzare e proseguire la bellissima esperienza di questi cinque anni. Ben sapendo che il collegio di Mantova per la Lega è difficilissimo, visto che solo una volta abbiamo eletto un consigliere. Sarebbe una corsa molto rischiosa e impegnativa, ma anche affascinante. Dopodiché, se la Lega dovesse fare altre scelte le accetterei serenamente. Come avevo dichiarato nelle scorse settimane, nella vita ci sono tante cose oltre alla politica».

Maroni l’ha sempre protetta dalle ire di Salvini, che più volte avrebbe voluto la sua testa. Ora senza più il governatore a darle copertura politica non teme che il segretario le faccia pagare la sua linea critica?

«Con il nostro candidato Fontana ho un buonissimo rapporto da tanti anni e so che sarà all’altezza del ruolo. Per il resto, ripeto: io sono a disposizione della Lega, è il movimento a decidere se posso essere utile e in che modo. Poi, chiaramente, anch’io farò le mie valutazioni. Nel consiglio della Lega Lombarda appena terminato ho dato la mia disponibilità al segretario nazionale Paolo Grimoldi per le regionali».

La destinazione di Maroni pare essere Roma. Ha preso in considerazione l’idea di seguirlo? Magari tornando in Parlamento?

«Io non chiedo nulla, non l’ho mai fatto. Cinque anni fa Maroni mi volle con sé a Milano e lasciai il Parlamento per seguirlo, pur consapevole che la scelta non era certo delle più comode. Ora deciderà la Lega, ma la mia priorità resta la Regione Lombardia».
 

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