Scontro Comune-Cir per il caro mensa. Azione legale in vista

L’azienda: «Commissioni a carico delle famiglie». Il sindaco: «L’unico costo per i genitori deve essere il pasto»

BAGNOLO SAN VITO. L’amministrazione comunale di Bagnolo San Vito è pronta a ricorrere alle vie legali contro la Cir, l’azienda reggiana che gestisce il servizio di ristorazione scolastica delle scuole del comune.

Al centro della diatriba, la commissione di 1,20 euro che i genitori hanno trovato nel primo bollettino per il pagamento della mensa scolastica. Un costo che, secondo l’amministrazione comunale, non può essere scaricato dall’azienda sulle famiglie, ma che avrebbe dovuto già essere compreso nell’offerta economica presentata in sede di gara.


Dopo un primo incontro tra le parti in municipio, la Cir ha scritto al sindaco ribadendo la propria posizione. «Cir Food ritiene - si legge nella nota - che tra le attività comprese in tale costo non possano rientrare le commissioni bancarie, che invece sono da considerare necessariamente a carico dell’utente». La risposta ha indispettito il sindaco Manuela Badalotti. «Ci aspettavamo una risposta supportata da argomentazioni legali o normative, invece non c’è nulla di nuovo. Il pagamento tramite Mav non può essere soggetto a nessuna commissione. Per l’utente è gratuito, le famiglie devono pagare solo il costo del pasto».

Il rischio, dunque, è quello che si arrivi al muro contro muro, con l’amministrazione pronta a farsi carico delle proteste delle famiglie. Famiglie che nei giorni scorsi hanno scritto alla Gazzetta per esternare la loro rabbia. Lunedì è in programma una riunione tra amministrazione comunale, segretario comunale e responsabile unico del procedimento della gara del servizio mensa.

A meno di ripensamenti di Cir Food, il Comune sembra intenzionato ad aprire un contenzioso. Una battaglia legale che non rappresenterebbe il primo scontro tra le parti. Nel 2014 il Comune affidò il servizio, con un bando, alla Dussmann. La Cir Food presentò ricorso, ma il Tar diede ragione all’amministrazione comunale, condannando l’azienda reggiana a pagare 5mila euro al Comune.
 

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