Parte lento il nuovo Pedibus, all'appello solo 9 bambini

Ritrovo in via Po con gli ausiliari del Comune e poi fila lungo via Sauro fino all'ingresso della Nievo. Rebecchi: "Non ci aspettavamo la ressa, ci vorranno un paio di mesi di rodaggio. Insisteremo"

MANTOVA. Pochi baci e qualche lacrima per il primo giorno di pedibus kiss and ride, destinazione scuola elementare Nievo: alla fine il bilancio è di nove bambini accompagnati lungo il percorso pedonale protetto di via Nazario Sauro dal personale di Aster e da alcuni genitori. A far numero ci sono anche i figli dell’assessore Iacopo Rebecchi e di Alessandro Gatti, nello staff dell’assessorato alla mobilità sostenibile.

Una carovana sparuta, quindi, anche se nessuno si scoraggia. Non Rebecchi né le colleghe di giunta presenti all’appuntamento delle 7.30 in via Po, Paola Nobis e Marianna Pavesi. Tutti preparati a un avvio timido, perché come ogni cosa nuova, che rovescia la routine e ridisegna la geografia quotidiana, anche la formula del kiss and ride ha bisogno di un rodaggio paziente. Finché accostare l’auto in via Po dalle 7.30 alle 7.50, in uno dei cinque stalli gialli riservati al servizio, salutare il figlio con un bacio, affidarlo agli ausiliari di Aster e riguadagnare rapidamente la strada diventerà un’abitudine.



Una buona abitudine, in grado di alleggerire la pressione delle auto in via Sauro e nelle strade vicine, buona anche ad allenare genitori e figli all’autonomia. «Gli stiamo troppo addosso» osserva l’assessore Pavesi, che di mestiere fa il dirigente scolastico.

Insomma, in Comune la partenza timida del kiss and ride l’avevano messa in conto, ma, al di là della naturale resistenza al cambiamento, qualche sbavatura salta all’occhio. Alle 7.30 la situazione in via Po non è di facile lettura: al via vai robusto di autobus, che un po’ disorienta, si sommano i coni arancioni a scandire il perimetro giallo dell’area per la sosta brevissima dei genitori, e poi ci sono gli ausiliari di Aster con la casacca fluorescente e la scritta Apam sulla palina arancione del pedibus.



Vero, a ogni alunno della Nievo è stata consegnata una lettera dettagliata sul servizio, perché la consegnasse ai genitori, ma il quadro appare comunque confuso. Il primo pensiero è che negli stalli del kiss and ride la sosta sia vietata anziché incoraggiata, tant’è che una mamma ferma l’auto sull’altro lato della via, occupando l’area degli autobus, per poi affrettarsi ad affidare il figlio agli ausiliari con la casacca fluo. Ma il bambino sembra non volerne sapere di aggregarsi alla carovana senza il conforto della mamma. Stesso senso di smarrimento per un’altra bambina, sull’orlo delle lacrime. Eccolo, il rovescio della medaglia della diffidenza dei genitori: la resistenza dei bambini. L’ostacolo da superare è doppio.



«Sono certo che nel giro di un paio di mesi il pedibus andrà a rodaggio, coinvolgendo tanti bambini e genitori – prevede Rebecchi – Già adesso i genitori sono curiosi e interessati al servizio, ma prevale la diffidenza. Cosa pensiamo di fare? Entrare nelle scuole per presentare direttamente alle famiglie e ai bambini gli ausiliari di Aster, tutti bravi e in gamba, costruendo così un rapporto di fiducia. Come per tutti i servizi di mobilità alternativa, bisogna insistere senza scoraggiarsi: alleviare traffico e smog è doveroso. È successo così anche per le navette, partite piano e poi esplose».



Concorda l’assessore che affiancare al personale di Aster dei genitori possa accelerare il rodaggio del kiss and ride: gli altri pedibus già attivi si reggono proprio sul volontariato di mamme e papà. Da Rebecchi anche la disponibilità a rivedere la soluzione di via Po: «Se serve potremmo utilizzare parte degli stalli in viale Risorgimento. Parliamo di un servizio nuovo e innovativo, quasi da città nordica, e in quanto tale perfettibile».

In ogni caso, baci o lacrime che siano, indietro non si torna. Anche perché, come osserva l’assessore Nobis, l’intervento in via Sauro, adesso scandita da archetti che difendono lo spazio dei pedoni dalla rapacità delle auto, è stato minimo, quasi scontato a dirsi: «Non abbiamo chiuso una strada, abbiamo soltanto impedito alle auto di parcheggiare sul marciapiede». La rivoluzione delle piccole cose.


 

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