Nuova tegola in arrivo per i Fasci, i pm: antidemocratici e razzisti

La procura ha concluso le indagini sul movimento. L’accusa: fatti propri i contenuti del Ventennio. Se ci sarà condanna le persone coinvolte nell’inchiesta rischiano fino a quindici anni di carcere. Intanto dopo l'esclusione dal consiglio di Sermide e Felonica si conteggiano i voti per nominare il consigliere sostituto

Fascio littorio alle Comunali, il caso in Parlamento

SERMIDE E FELONICA. La procura di Mantova ha concluso, in questi giorni, l’inchiesta sul movimento dei Fasci italiani del lavoro. Nove in tutto gli indagati, accusati di ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel caso venisse accertata la loro responsabilità rischiano una condanna fino a quindici anni di carcere. A darne notizia lo stesso procuratore capo Manuela Fasolato, secondo la quale il movimento avrebbe violato la legge Scelba e la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana e questo accade «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista». Ebbene, secondo la procura, il movimento dei Fasci, nel suo manifesto, avrebbe non solo denigrato la democrazia ma introdotto elementi razzisti e più precisamente antisemiti. E tutto questo si troverebbe nella costituzione dello statuto, redatto dal notaio.



È la prima volta che un’inchiesta che tocca la Costituzione coinvolge Mantova. Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per consegnare eventuali memorie difensive. Se queste non saranno convincenti la procura chiederà il loro rinvio a giudizio.

L’indagine, condotta dal procuratore capo Manuela Fasolato e dal collega Andrea Ranalli, aveva preso le mosse dall’elezione in consiglio comunale di Fiamma Negrini, figlia dello storico esponente movimento Fasci italiani del lavoro, Claudio. Elezioni sulle quali era intervenuta la presidente della Camera, Laura Boldrini, invitando il ministro dell’Interno Marco Minniti a una vigilanza sulla legittimità dell’elezione.

Oltre ai due Negrini gli altri indagati sono i fondatori del Movimento: Elvira Tormene di Rapallo e il fratello Nestore, nel frattempo deceduto. E ancora Sergio De Biasio e Simone Graz, entrambi di Verona, Pasqua Lombardo di Bologna, Marco Piraino di Palermo, ex esponente di Fascismo e Libertà e lo psichiatra Giuseppe Ridulfo di Palermo.



Proprio l’altro giorno il Tar di Brescia ha dichiarato illegittima la partecipazione della lista Fasci italiani del lavoro alla competizione elettorale per il Comune del 2017, escludendola. Due cittadini di Sermide e Felonica avevano sottoscritto il ricorso promosso e sostenuto dal Movimento 5 Stelle dopo l’elezione in consiglio comunale della candidata sindaco dei Fasci Fiamma Negrini. La formazione aveva conquistato 334 voti alle elezioni dello scorso 11 giugno e questo aveva fatto molto discutere, in quanto ad avviso di molti il partito della Negrini sarebbe di impronta neo fascista, sia nei simboli che nell’ ideologia. Il Tar ha riconosciuto come veri i rimandi al partito fascista nel merito e nel simbolo, in cui è presente un fascio con sotto il tricolore. Nella sentenza viene accolto il ricorso e si dichiara esclusa dalla competizione elettorale la lista della Negrini, in quanto viola una delle norme transitorie della Costituzione, quella che fa divieto di partecipare alla vita politica, e quindi alle elezioni, a qualsiasi formazione che si rifaccia a simboli o ideologie del disciolto Partito fascista. Il tribunale non ha accolto, invece, la richiesta di invalidare il risultato complessivo del voto.

Non mancano le reazioni politiche dopo la sentenza del Tar che ha escluso la lista dei Fasci italiani del lavoro dal consiglio comunale di Sermide. «Una sentenza giusta, che tiene conto della volontà dei cittadini e attribuisce le giuste responsabilità a chi, anche nelle precedenti elezioni, non ha mai bloccato una lista chiaramente illegale e le ha, quindi, sempre consentito di partecipare al voto – dice Antonella Forattini, segretaria provinciale del Pd e candidata consigliere alla Regione - Il centrosinistra si è sempre opposto, fin dal 2002, quando fu presentato e ammesso il simbolo per la prima volta alle amministrative di Sermide. I nostri appelli, però, sono caduti nel vuoto. Ricordo, poi, all’onorevole Zolezzi, che ci ha rivolto accuse assurde, che il Pd è da sempre impegnato sul tema e ha sottoscritto l’appello dell’Anpi nel quale si richiamano le istituzioni all’impegno a contrastare con severità la diffusione di propaganda neo-nazifascista e pratiche razziste e xenofobe; un documento che il M5S ha, invece, preferito ignorare».
 
Felice la sezione dell’Anpi territoriale Ugo Roncada: «È stata ripristinata la legalità antifascista – dice il presidente Giovanni Perrino – il vulnus della presenza della lista con il simbolo del fascio littorio deve indurre tutti a tenere alta la guardia. L’Anpi lancia un appello alle istituzioni democratiche per dire mai più fascismi e chiedere ai cittadini un’assunzione di responsabilità. Tutti abbiamo il dovere del controllo e della severità riconoscendo anche passate sottovalutazioni del fenomeno. Solo così si eviterà di ripetere errori».

Il seggio lasciato libero in consiglio comunale a Sermide da Fiamma Negrini, dopo la sentenza del Tar, dovrebbe andare all’opposizione. Nel tardo pomeriggio di ieri si dava quasi per certo l’ingresso in consiglio di un rappresentante della lista “La svolta”, arrivata seconda alle elezioni dello scorso giugno, ma non ci sono ancora certezze sul nome. Il nocciolo della questione riguarda quei 334 voti che erano andati alla lista dei Fasci italiani del lavoro, esclusa dalla sentenza del Tar di giovedì. Questi voti vengono ripartiti secondo un calcolo proporzionale, attribuendo delle percentuali alle altre liste che hanno partecipato alla competizione elettorale. Nel caso di Sermide e Felonica le liste rimaste sono due, “Insieme- alla luce del sole”, attuale maggioranza, e “La svolta”, che siede nei banchi dell’opposizione. Secondo alcune indiscrezioni, quindi, i rappresentanti della minoranza, al momento tre, andrebbero a occupare il posto lasciato dalla Negrini. (Ha collaborato Giorgio Pinotti)

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