Omicidio sul ponte, sotto esame gli abiti del presunto killer

Inviati ai Ris di Parma giaccone, scarpe, bici e cappottino del cane: si cercano tracce di sangue e polvere da sparo

MANTOVA. Si sta concludendo il lavoro d’indagine che da dieci giorni a questa parte assorbe le energie dei carabinieri del nucleo investigativo di via Chiassi. E prende corpo, puntellato da indizi, l’edificio delle accuse contro il presunto autore del delitto che la mattina di mercoledì 17 gennaio ha insanguinato la ciclopedonale che collega Sparafucile al castello di San Giorgio. Sfalciata poco a poco la rosa delle ipotesi, la Procura si è concentrata sull’idea che a freddare con quattro colpi di pistola il commerciante 57enne Sandro Tallarico sia stato un ex amico di vecchia data, che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 condivideva con lui la passione politica nelle file della destra extraparlamentare.

Omicidio sul ponte di San Giorgio, il video



Per la Procura a premere il grilletto sarebbe stato Brunetto Muratori, 72 anni, ex orefice e commerciante di orologi che fino a qualche anno fa gestiva un negozietto in via Leon d’Oro, alle spalle della basilica di Sant’Andrea. Mercoledì l’appartamento di viale Gobio dove abita con la compagna è stato perquisito minuziosamente. Non in una caccia a vuoto ma alla ricerca di cose precise.



A parte l’arma del delitto, un revolver di cui non s’è trovata traccia, i carabinieri puntavano a sequestrare gli oggetti di una lista stilata a tavolino: un giaccone, un paio di scarpe, un paio di guanti, un berretto, una bici, e infine il guinzaglio e il cappottino del cane. Gli abiti e gli oggetti sequestrati sono stati inviati nei laboratori del Ris, il Reparto investigazioni scientifiche di Parma, per la ricerca di eventuali tracce di polvere da sparo e sangue. Elementi che, se confermati, diventerebbero prove difficilmente confutabili.

Assieme agli abiti sarebbero stati inviati ai laboratori dei carabinieri di Parma anche alcune pistole sequestrate a casa di Muratori. Tutte regolarmente detenute: l’ex orefice ha un permesso di detenzione e porto d’armi in quanto appassionato di tiro a segno e iscritto a un poligono di tiro. Sulle pistole, anche se nessuna sembra compatibile con la tipologia del revolver che ha ucciso Talarico, saranno eseguite delle verifiche balistiche.



Perché la Procura abbia in mano gli esiti del lavoro dei carabinieri del Ris ci vorrà qualche giorno. Dopo di che starà ai magistrati chiedere al giudice per le indagini preliminari eventuali provvedimenti nei confronti dell’indagato, il cui nome è iscritto in un fascicolo giudiziario con l’ipotesi di omicidio volontario.

I carabinieri avrebbero stabilito, attraverso le immagini della rete pubblica di videosorveglianza, che Muratori – in un orario compatibile con quello del delitto – si trovava nei pressi del castello di San Giorgio, in bicicletta e in compagnia del proprio cane. Così come a localizzarlo vicino al luogo del delitto sarebbero le celle telefoniche, i contatti tra il suo cellulare e la rete. Ma è possibile, nell’ipotesi che l’assassino sia proprio lui, che abbia congegnato un agguato mortale portandosi dietro il fedele animale domestico? E perché, per mettere a segno il suo piano mortale, avrebbe scelto un luogo aperto, in un tratto della ciclabile visibile dalla strada? I quesiti senza apparente risposta sono ancora molti. Compreso quello del movente.

«Io non c’entro, non vedo Sandro da 35 anni» ha raccontato Muratori. Tra le ipotesi investigative quella di un debito mai saldato. Sono ancora in corso accertamenti sui conti bancari, sia della vittima che dell’indagato. (an.mo.)


 

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