Omicidio sul ponte, Muratori interrogato due ore: «Ero lì, ma non l’ho visto»

L’indagato per il delitto del ponte sentito dal pm nella caserma dei carabinieri. «Stavo facendo un giretto e non avevo alcun rancore nei confronti di Tallarico»

MANTOVA. Brunetto Muratori, indagato per la morte di Sandro Tallarico, il commerciante di Roverbella ucciso con quattro colpi di pistola il 17 gennaio sulla ciclabile del ponte di San Giorgio, è stato interrogato il 27 gennaio per due ore dal pm Paola Reggiani.

L’ex orefice di 72 anni, il cui nome è iscritto in un fascicolo giudiziario con l’ipotesi di omicidio volontario, è entrato insieme al suo avvocato, Sergio Genovesi, nella caserma dei carabinieri di via Chiassi intorno a mezzogiorno. «Avevo anticipato al pubblico ministero la richiesta di presentazione spontanea da parte del mio assistito – ha spiegato il legale – e con il magistrato ci siamo accordati per sabato mattina». Nel corso dell’interrogatorio, Muratori ha ribadito che negli anni dell’attività politica Tallarico non faceva parte del suo giro ristretto e che non lo frequentava da più di trent’anni. In relazione ai presunti rancori nei confronti della vittima, l’indagato ha spiegato che non c’era alcun motivo di avercela con Tallarico, perché riguardo al processo che l’ex orefice aveva subito anni fa per appropriazione indebita, e non per ricettazione, Tallarico non c’entrava nulla.

Omicidio sul ponte di San Giorgio, il video



All’indagato è stato poi chiesto di ripercorrere nel dettaglio quello che aveva fatto il giorno dell’omicidio e di spiegare la sua presenza, ripresa dalle telecamere di videosorveglianza, nei pressi della ciclabile: «Sì, sono io quello del filmato – ha ammesso – ma facevo semplicemente un giro e non ho visto Tallarico». Muratori ha spiegato di essere partito da casa, in viale Gobio, in bici e con il cane al guinzaglio, di essere passato per piazza Sordello, poi ciclabile lungolago, ponte di San Giorgio, Campo Canoa, Diga Masetti e ritorno a casa. «Il fotogramma che ci è stato mostrato - spiega il suo avvocato - lo riprende nel parcheggio di Campo Canoa. Ma non abbiamo parlato di orari». Al termine dell’interrogatorio non è stato adottato alcun provvedimento.



Mercoledì scorso l’appartamento di Muratori era stato perquisito. Oltre a cercare l’eventuale arma del delitto, un revolver di cui non s’è trovata traccia, i carabinieri avevano sequestrato un giaccone, un paio di scarpe, guanti, un berretto, una bici, il guinzaglio e il cappottino del cane. Gli abiti e gli oggetti sono stati inviati nei laboratori del Ris, il Reparto investigazioni scientifiche di Parma, per la ricerca di eventuali tracce di polvere da sparo e sangue. Assieme agli abiti sono stati inviate ai laboratori di Parma anche alcune pistole sequestrate a casa di Muratori. Tutte regolarmente detenute: l’ex orefice ha un permesso di detenzione e porto d’armi in quanto appassionato di tiro a segno e iscritto a un poligono. Sulle pistole, anche se nessuna sembra compatibile con la tipologia del revolver che ha ucciso Tallarico, saranno eseguite delle verifiche balistiche.
 

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