Bufala dei libretti antichi: nuova beffa per i truffati

Multa da 900 euro per aver pagato in ritardo le spese dell’azione legale. Sono 150 i mantovani abbindolati dall’ex avvocato Canzona, ora nullatenente

MANTOVA. Piange di rabbia e mortificazione, la signora Maria, casalinga al traguardo dei 60 anni, lei che le bollette le paga sempre in anticipo, e adesso s’è vista recapitare una cartella di Equitalia, una multa da 900 euro. Lei che credeva di essersi lasciata alle spalle la storiaccia di Giacinto Canzona dopo aver pagato una prima cartella da 900 euro, asciugata a 470 per effetto della rottamazione e ulteriormente diluita in rate da 50 euro. Canzona è l’ex avvocato che qualche anno fa riuscì ad abbindolare 900 italiani (150 solo a Mantova) con la bufala del tesoro nascosto nel corredo della nonna, le lire dei libretti dormienti che lui prometteva di moltiplicare in decine di migliaia di euro. Un trucco da prestigiatore smargiasso, da premiata ditta il Gatto e la Volpe.

Una truffa brutta e cattiva, che insieme al miraggio di un guadagno facile smuoveva il cosmo privato delle memorie di famiglia: pur sapendo che la causa era persa in partenza, sia per vizi di merito sia di forma, Canzona intascò 100 euro da ciascun cliente per avviare una class action mai partita. L’arrembaggio dell’avvocato si risolse in un largo grappolo di cause individuali e suicide contro il ministero delle Finanze, Banca d’Italia e Poste Italiane.

Non contento, Calzona tese la mano per pretendere la sua parcella, presentando ai 900 clienti beffati un conto da 4mila euro ciascuno, poi ridotto a 1.500 e infine azzerato (ma qualcuno ha pagato, vergognandosi della propria ingenuità). In compenso, ministero, Banca d’Italia e Poste Italiane rinunciarono alla loro parte di spese legali (30mila euro circa). Sulla testa dei novecento, però, grava ancora il contributo unificato, il costo che l’utente deve pagare per adire le vie legali. E arriviamo così ai giorni nostri.

Della signora Maria, residente nell’hinterland, la Gazzetta aveva già scritto un anno fa, raccogliendone lo sfogo contro l’avvocato truffatore e infingardo, che si è messo al riparo da qualsiasi minaccia di rivalsa spogliandosi di ogni bene. La formula magica è: «nullatenente». L’incubo di Maria era cominciato con il ritrovamento di un libretto postale della mamma sul quale “dormivano” 500 lire. Perché no? Si era chiesta leggendo sulla stampa nazionale della class action di Canzona, che all’inizio raccolse anche l’attenzione dei media. Se fosse andata bene avrebbe recuperato 20mila euro, alla peggio ne avrebbe smenati 100. E invece.

«Qualcuno mi deve spiegare – s’affanna a ripetere oggi – A 60 anni io pretendo rispetto, non sono più una bambina, voglio sapere perché. Perché ho dovuto pagare questi altri 900 euro dopo averne già sborsati 470? Perché se un poveraccio ruba una mela finisce in prigione, e invece Canzona è ancora libero e nullatenente? Che fine ha fatto l’interrogazione parlamentare sul caso di noi truffati? Ora io mi sento truffata tre volte, la prima da Canzona, le altre due dallo Stato».

Perché? A rispondere sono i legali di Federconsumatori, a cui Maria si è rivolta insieme agli altri mantovani gabbati: l’ultima cartella da 900 euro è la sanzione per omesso pagamento del contributo unificato. In pratica, la multa per aver pagato in ritardo il contributo, notificato allo studio di Canzona che i clienti truffati avevano eletto a proprio domicilio. Peccato che l’ex avvocato non abbia avvertito nessuno. E adesso? L’unica via percorribile è quella di fare causa contro Canzona. Che però è nullatenente.

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