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Caso direttori dei musei stranieri: Assmann ancora a rischio al Ducale

Il Consiglio di Stato rimette la decisione sulla nomina all’adunanza plenaria. Franceschini: «Ora ci vorranno mesi, fare le riforme in Italia è davvero difficile»

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MANTOVA. Ok del Consiglio di Stato alla procedura scelta dal Ministero dei beni culturali per la valutazione dei direttori dei musei, ma viene rimessa in discussione l'apertura ai direttori stranieri. Questo, in sintesi, il contenuto della sentenza pubblicata venerdì dalla sezione sesta del Consiglio di Stato in merito a un ricorso presentato nei mesi scorsi.

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Una sentenza che mette ancora una volta a rischio la poltrona del direttore di Palazzo Ducale, lo storico dell’arte austriaco Peter Assmann, già “bocciato” dal Tar del Lazio la scorsa estate e riammesso dopo tre settimane dal Consiglio di Stato che aveva sospeso la decisione del tribunale amministrativo cancellandone temporaneamente gli effetti.

Venerdì il nuovo freno ai direttori stranieri, con il cambio della linea che rimette la decisione all’adunanza plenaria, il massimo consesso della giustizia amministrativa chiamato a risolvere questioni di diritto di particolare rilevanza o sulle quali sussiste contrasto giurisprudenziale.

Durissima la replica di Dario Franceschini: «Davvero difficile fare le riforme in Italia. Dopo 16 decisioni del Tar e sei del Consiglio di Stato, quest'ultimo cambia linea e rimette la decisione sui direttori stranieri dei musei all'Adunanza plenaria. Cosa penseranno nel mondo?» ha scritto su Twitter il ministro di Beni culturali e turismo.

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«Dopo la presentazione di decine di ricorsi, ci sono state 16 decisioni del Tar Lazio, sei del Consiglio di Stato, l’ultima delle quali a favore della possibilità di nominare direttori stranieri – ha aggiunto il ministro su Facebook – ora invece lo stesso Consiglio di Stato cambia posizione e rimette la decisione che riguarda la nomina di Peter Assman all’Adunanza plenaria. Si ricomincia. E ci vorranno mesi per una decisione. Io rispetto tutte le sentenze della Magistratura, e sono fiducioso della decisione finale, ma non posso che chiedermi: cosa penseranno nel mondo di un Paese in cui una riforma che ha funzionato viene rimessa continuamente in discussione? E cosa penseranno di noi quelle nazioni che da anni hanno direttori italiani a dirigere i loro musei più prestigiosi? E cosa penseranno quei cittadini che hanno visto il lavoro straordinario dei direttori degli Uffizi, di Brera, di Capodimonte, di Palazzo Ducale di Mantova, di Urbino, di Paestum?».



Il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’appello proposto dal Mibact contro il ricorso presentato da una delle candidate alla guida del Palazzo Ducale di Mantova, l’ex sovrintendente di Palazzo Ducale, Giovanna Paolozzi Strozzi. Per Mantova la scelta era caduta sull’austriaco Peter Assmann e «la questione sostanziale centrale riguarda il se possano partecipare alla procedura di selezione in esame i cittadini di uno Stato membro dell’Unione, che non siano anche cittadini italiani».

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Il Tar del Lazio nel maggio 2017 aveva stabilito che Assmann sarebbe dovuto restare fuori dalla terna perché non in possesso della cittadinanza italiana mentre per il Mibact il bando del 7 gennaio 2015 consentirebbe in modo legittimo che anche i cittadini degli altri stati dell’Unione europea possano partecipare alle procedure. Alla base della decisione della VI sezione del Consiglio di Stato c’è un contrasto giurisprudenziale, che ha rimesso all'Adunanza plenaria la questione sui direttori stranieri dei musei. L'atto spiega che una precedente sentenza del Consiglio di Stato del 24 luglio 2017 «ha ritenuto che l'attività di direttore del museo statale non potrebbe intendersi riservata a cittadini italiani e che sarebbero di per sé legittimi gli atti che hanno consentito la partecipazione di cittadini italiani dell'Unione e la loro nomina tra i vincitori».

Ma ora il collegio della VI sezione «ritiene che si possa dare un'interpretazione diversa». Per questo richiama il regolamento emanato con il decreto ministeriale 171 del 1994, «mai successivamente abrogato», che richiede «imprescindibilmente la cittadinanza italiana per il conferimento di incarichi di livello dirigenziale». Per Assmann, in attesa della decisione definitiva, i giudici hanno stabilito che resta valida la precedente decisione, e quindi la sospensione della sentenza del Tar che aveva annullato la nomina. In sostanza rimane al suo posto a tutti gli effetti direttore in carica in attesa di quanto deciderà l'adunanza plenaria.

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