La storica Bigolada a Castel d’Ario e le altre feste in giro per l’Italia

Ogni primo mercoledì di Quaresima Castel d’Ario, dal 1848, la tradizione si rinnova 

CASTEL D'ARIO. Che ad ogni primo mercoledì di Quaresima Castel d’Ario rinnovi la sua spettacolare Bigolada appartiene ormai alla normalità, appuntamento fisso e addirittura dal 1848. Ma si fa presto a dire bigoi, noialtri mantovani, bigoli nel Veneto, regione nella quale sembra che el torcio (torc, noi ci mangiamo le due vocali in fondo) giri in continuazione, indifferente alle stagioni e alle varie ipotesi etimologiche.

Con tutto il reverente rispetto per l’Accademia della Crusca, non mi piace proprio la derivazione di bìgol dal latino bombyx, il begott di cavalèr, i bachi da seta, fa un po’ schifo. Ove esista ancora qualcuno disposto a farsi i bigoi in casa, contatti Amazon e avrà il torchio a domicilio, subito e, magari senza saperlo, renderà omaggio a messer Bartolomeo Veronese detto Abbondanza, primo a brevettarlo nel 1604. Sia come sia, Quaresima chiama Bigolada, come a Castel d’Ario: sulla porta di casa la Valesana, sarebbe a dire Valeggio sul Mincio; poi sul Garda la Sbigolada torbolana, a Torbole, con la S e, sempre in Trentino, a Srigno “del martì grasso” e a Borgo Valsugana.

Poi, le sagre fuori stagione, nel Padovano: a Limena, Bigoi col torcio in aprile e, invece, in agosto a Monterosso, che per i Bigoi al torcio può vantare la De.co, denominazione d’origine comunale, tremila coperti in piazza. Siamo poi nel Vicentino: sul ponte di Bassano certo che ci darem la mano, ma in settembre potremo gustare alla sagra anche i Bigoi de Bassan, ruspiosi. Ma dalla città sul Brenta ci fermeremo un attimo a causa di Beppe Berti che vi è nato e che potrebbe essere chiamato Messer Torcio (Bigol suonerebbe male). Eppure proprio “Bìgoi” è l’insegna della sua start-up, insomma, impresa lanciata a Venezia, in Calle Crosera, vicino all’università Ca’ Foscari, che interpreta lo street food tanto di moda, il cibo da passeggio.


Bigoi preparati a vista e 9 sughi a disposizione per sbrodolarsi; vegetariani (pomodoro, pesto, alla Norma); carne (anatra, bolognese, amatriciana); pesce (frutti di mare, nero di seppia, salsa veneziana). Prezzo: 5 euro. Tutto lì, a uso di studenti, gondolieri, turisti? Calma, Berti dopo Venezia ha avviato già l’invasione dei Bigoi a Padova, Vicenza, Verona, sconfinando a Trento, a Ferrara e avendo in programma Reggio Emilia, Pisa, Siena, se ci badate città sede di atenei e aree di mercato studentesco, a parte le tendenze da social. Reagiranno le influencer?

Intanto ha reagito e bene la carta stampata regionale o locale, aperture affollate, di giovani, i pensionati ci penseranno un poco, chissà, ma potrebbe funzionare. Non si vive di soli McDonald’s, o Burger King, o Old Wild West e via hamburgerando. Cosa volete, i bigoi col torc hanno fatto parte della mia vita più giovane, quando mi sedevo sul panchetto a girare il manubrio del torchio, incorporato. La piastra della trafila, in ottone, era quella giusta per i bigoi, che venivano cosparsi di farina gialla mene scendevano, tagliati poi a gusta misura. Le sardèle per condirli? Passava De Maria con il suo carretto a mano, si poteva scegliere nelle latte, aciughe o sardèle.


 

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