«I politici? Qui non si sono visti». In fabbrica a Suzzara soffia il vento 5 Stelle

I lavoratori dell’ex Iveco di Suzzara e le elezioni: in tanti dichiarano di appoggiare il Movimento. In settimane di campagna elettorale niente banchetti e volantini: «Gli altri partiti sono tutti uguali»

SUZZARA. Una mattina come tante, davanti ai cancelli della ex Iveco di Suzzara. La più grande azienda metalmeccanica della provincia. Quasi duemila dipendenti tra operai, trasfertisti provenienti da Brescia e interinali a tempo determinato. Dal 2012, in seguito alla fusione di Cnh e Fiat Industrial, ha cambiato denominazione. Cnhi il nuovo nome. A rimanere identiche, però, sono le abitudini e i riti di chi ci lavora ogni giorno. Alle 13 c’è il cambio turno. In tanti, però, arrivano sul posto con largo anticipo. Una sigaretta, quattro chiacchiere, qualche battuta. E la voglia di confrontarsi su quello che accadrà dopo il 4 marzo.

La politica, nonostante tutto, è ancora tra gli argomenti di conversazione preferiti. «In fabbrica se ne parla moltissimo», confermano i primi della fila. Non che scandali, promesse non mantenute e altri spettacoli poco gratificanti non abbiano lasciato il segno. Il mantra del «fanno tutti schifo, sono tutti uguali» è molto gettonato. La classe operaia, tradizionale bacino di voti per la sinistra, è confusa, spiazzata. «Qualcuno era comunista», verrebbe da dire. La nuova speranza, per alcuni l’ultima rimasta, sembra essere quella a 5 Stelle. Da Berlinguer a Beppe Grillo.


I partiti, per usare un eufemismo, non convincono più. Un mix di disillusione, rabbia e risentimento che ha un obiettivo privilegiato: il Partito Democratico. Sono decine le persone in attesa davanti ai cancelli. «Chi pensa di votare per il partito di Matteo Renzi?». La domanda del cronista galleggia nell’aria e si perde nel silenzio. Nessuna mano alzata, nessuna risposta. E poi una frase. «Noi voteremo tutti per il Movimento 5 Stelle». Il tono è deciso. Nessuna incrinatura nella voce. E nessuna voce fuori dal coro. Anzi, conferme da tutti i presenti.

Un voto di protesta? Il gesto di ripicca di un amante tradito, che non si sente più rappresentato dalle forze progressiste? In parte sì. Ma non solo. «I 5 Stelle potrebbero essere diversi - qualcuno commenta -. Credo sia giusto possano avere una possibilità di governare. Gli altri partiti sono formati da corrotti o incompetenti. O entrambe le cose. Purtroppo sono lo specchio di questo Paese».



La parola onestà, tanto cara al popolo pentastellato, fa breccia. La si sente ripetere più volte. «Diciamo che ci danno una piccola speranza - argomenta un altro operaio -. Degli altri meglio non parlare. I partiti pensano solo a mangiare, su ogni cosa. Hanno trasformato anche l’immigrazione in un business». Qualche voce fuori dal coro, a ben cercare, si trova. Ma non è quella che ci si aspetta. «Io voto Salvini». La frase di uno degli operai in attesa all’ingresso spiazza per una frazione di secondo i compagni di lavoro. Poi, la reazione, tra il divertito e il rassegnato. «Ma ancora credi a quelli lì?».

Il volume della voce si alza, ma è solo un attimo. Il tutto si scioglie ben presto in sorrisi e battute. E non può che essere così tra uomini e donne che lavorano fianco a fianco e condividono ogni giorno, sul posto di lavoro o a tavola a mensa, gioie e delusioni. Gli accenti si mescolano. Quelli del Sud la fanno da padrone in questa assolata mattina di febbraio. Tanti lavoratori stranieri. E poi inflessioni padane, con il duro e ostico bresciano e il più familiare e rassicurante emiliano.



L’accento cambia, ma il giudizio sulla sinistra attuale è unanime. E non è generoso. «Renzi non è di sinistra, per me è come Berlusconi - una nuova voce -. Liberi e Uguali? Non mi interessa, non ci sono differenze tra uno e l’altro. E poi in queste settimane non si è fatto vedere nessuno». La segnalazione colpisce. Volantini, banchetti, nulla di tutto ciò. Siamo nell’era dei social, della comunicazione sul web, è vero. Siamo abituati a campagne elettorali ben diverse rispetto al passato. I vecchi comizi in piazza, ormai, si contano sulle dita di una mano. Forse è vivo il timore di incassare solo critiche e di essere accolti con diffidenza. «Ecco, il solito politico che viene ad elemosinare voti per poi sparire, una volta eletto».

Peccato che in realtà, per le forze politiche, sia un’occasione persa. Perché, nonostante tutto, la voglia di confrontarsi, spiegare le proprie ragioni, parlare, non manca di certo a questi lavoratori. Sono le 13, i cancelli si aprono. Non è più tempo per le chiacchiere. Il sole scalda, ma soffia un vento gelido. Tempesta passeggera o vento di cambiamento?
 

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