Lavoro, Suzzara: «Nessuno pensa ai nostri giovani»

La precarietà è la preoccupazione più grande: «Incredibile non si parli di lavoro»

SUZZARA. Preoccupazione. È questa la parola più gettonata tra i lavoratori. In particolare lo sguardo è rivolto verso il futuro che aspetta le nuove generazioni.

I figli sono il pensiero fisso. Contratti precari, nessuna stabilità, le difficoltà inevitabili di costruire una vita in proprio. Anche in questo caso, per chi discute davanti all’ingresso della fabbrica suzzarese, la classe politica attuale non sembra in grado di dare le risposte attese.


«Colpevoli di questa situazione, però, non sono solo i politici. Anche i sindacati hanno grosse responsabilità», uno dei commenti. «In questi anni sono diminuiti diritti e tutele. Sembra davvero incredibile che in questa campagna elettorale si parli di tutto e non di lavoro. Il lavoro, invece, dovrebbe essere al centro di ogni dibattito». Sull’argomento gli animi scaldano. Tutti vorrebbero intervenire, in molti prendono la parola. A patto, però, di non essere citati per nome e cognome.

«Lavoro qui da due giorni - un commento tra tanti -, meglio di no. Al limite chiedete a qualcun altro». Profilo basso, magari per non dare nell’occhio con commenti troppo pepati. La rabbia è condivisa, le posizioni variano. C’è chi vorrebbe soffiare sul fuoco («ci vuole uno sciopero nazionale, bisogna bloccare il Paese), per altri meglio non esagerare («basterebbe tornare a parlarne, di questi temi»).

Il discorso, però, torna sempre al punto di partenza: i figli. «Propongono contratti di due settimane, alle volta anche una - commenta un padre -. Sono cose inaccettabili. Come possono costruirsi un futuro, una famiglia? Questa è la mia preoccupazione più grande». (m.s.)
 

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