Fasci, chiesto il rinvio a giudizio: davanti al giudice 9 imputati

Fasci italiani del lavoro: la Procura di Mantova, a distanza di qualche settimana dalla chiusura delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone

SERMIDE-FELONICA. Fasci italiani del lavoro: la Procura di Mantova, a distanza di qualche settimana dalla chiusura delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio di nove persone. Sono tutte accusate di ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel caso venisse accertata la loro responsabilità rischiano una condanna fino a quindici anni di carcere.

A darne notizia lo stesso procuratore capo Manuela Fasolato, secondo la quale il movimento avrebbe violato la legge Scelba e la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana e questo accade «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista».



Ebbene, secondo la procura, il movimento dei Fasci, nel suo manifesto, avrebbe non solo denigrato la democrazia ma introdotto elementi razzisti e più precisamente antisemiti. E tutto questo si troverebbe nella costituzione dello statuto, redatto dal notaio.

L’indagine, condotta dal procuratore capo Manuela Fasolato e dal collega Andrea Ranalli, aveva preso le mosse dall’elezione in consiglio comunale di Fiamma Negrini, figlia dello storico esponente movimento Fasci italiani del lavoro, Claudio. Elezioni sulle quali era intervenuta la presidente della Camera, Laura Boldrini, invitando il ministro dell’ Interno Marco Minniti ad una vigilanza sulla legittimità dell’elezione.

Oltre ai due Negrini gli altri indagati sono i fondatori del Movimento: Elvira Tormene di Rapallo e il fratello Nestore, nel frattempo deceduto. E ancora Sergio De Biasio e Simone Graz, entrambi di Verona, Pasqua Lombardo di Bologna, Marco Piraino di Palermo, ex esponente di Fascismo e Libertà e lo psichiatra Giuseppe Ridulfo di Palermo.


 

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