Riforma carceraria, sciopero degli avvocati con digiuno

Sciopero della fame dei penalisti per riformare l’ordinamento carcerario. «I detenuti sono scesi da i 240 nel 2012 ai 130 di oggi, ma dentro non entriamo»

Gli avvocati mantovani spiegano le motivazioni del loro sciopero della fame

MANTOVA. Un po’ di respiro in più nelle celle, la popolazione diminuita da 240 a 130 ospiti, una saletta per i bambini in visita e un accesso meno squallido, per attutire il tonfo dal “fuori” al dentro”. Le condizioni del carcere di Mantova dal 2012, anno dell’ultimo monitoraggio dell’unione camere penali, ad oggi sono migliorate, ma non così tanto da far cantare vittoria.

Né in via Poma né nel resto d’Italia. Per questo l’Unione delle camere penali della Lombardia orientale, di cui fa parte la sezione mantovana, oltre ad aderire allo sciopero di due giorni degli avvocati penalisti proclamato per martedì 13 e mercoledì 14 marzo contro la mancata attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario, ha deciso di alzare il tiro: per la sola giornata di martedì ha attuato lo sciopero della fame «per esprimere solidarietà concreta alla lunga e civile protesta degli oltre 10mila detenuti e a Rita Bernardini, che stanno digiunando da giorni» ha spiegato Viviana Torreggiani, presidente della camera penale mantovana, nell’incontro che si è svolto ieri all’interno della casa circondariale div ia Poma. Accanto a lei i colleghi Gloria Trombini, Marco Messora, Marina Alberti, Sebastiano Tosoni, Beatrice Biancardi, Gaetano Alaia, Carlo Pegoraro e Andrea Pongiluppi. La riforma Orlando, che prevedeva una semplificazione dei provvedimenti e l’eliminazione degli automatismi per le misure alternative, lasciando al giudice la valutazione caso per caso, non è stata attuata, «nonostante i richiami all’Italia della Corte europea, gli appelli di avvocati e magistrati e le iniziative non violente dei radicali e dei detenuti.

«Era un passo per ovviare al problema del sovraffollamento carcerario, ma non se n’è fatto nulla» dice Torreggiani. La commissione giustizia del Senato ha di fatto richiesto di non inserire nel decreto legislativo l’eliminazione degli automatismi e di non lasciare al giudice tale scelta, in contraddizione con i principi che ispirano la legge.

«Questo ha reso molto più difficile il cammino della riforma e rischia ancora una volta di rendere sterile il fondamentale principio costituzionale della finalità rieducativa della pena e di abbandonare i detenuti in condizioni criminogene di sovraffollamento, degrado e inumanità più volte denunciate dall’avvocatura e dalle istituzioni europee» così la presidente scandisce le parole del comunicato della camera penale della Lombardia orientale. Durante l’ultimo monitoraggio del 2012, nel carcere di via Poma le docce erano 8 per 240 detenuti.

«C’è stata una ristrutturazione, le celle sono migliorate e hanno aumentato anche i servizi igienici - spiega Marco Messora - ma non conosciamo la situazione reale. Gli avvocati, a meno che non ci siano situazioni di emergenza medica, non entrano mai nelle celle. Si resta nel parlatoio o nella saletta degli interrogatori. I monitoraggi avvengono a distanza di anni. Abbiamo solo le voci dei detenuti».
 

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