Il processo, Muto si sfoga in udienza: «Con Lagocastello mi hanno rovinato»

L’imprenditore ai domiciliari per bancarotta ricostruisce la vicenda Lagocastello. «Prima mi avevano dato l’ok, poi è cambiato tutto. Così sono andato in difficoltà»

MANTOVA. «Tutto quello che sono riuscito a costruire in quarant’anni di lavoro l’ho perso qui, a Mantova. La mia vita e quella di mia moglie e dei miei figli sono state distrutte. Non so quello che è accaduto, ma vorrei tanto scoprirlo anche con il suo aiuto, pubblico ministero». È lo sfogo, avvenuto lunedì mattina in udienza, di Antonio Muto, l’imprenditore calabrese, tuttora agli arresti domiciliari, imputato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e di operazioni dolose da falso in bilancio.



Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Giacomo Pestelli, avrebbe sottratto 3,9 milioni di euro dalle casse di un’altra sua società, Le Costruzioni srl, già in pessime acque e poi fallita, per trasferirli alla Lagocastello Immobiliare ed evitarne così il fallimento. Sulla Lagocastello, in liquidazione, grava un passivo di oltre 21 milioni di euro (da bilancio 2016, l’ultimo disponibile). Ieri mattina è toccato proprio Antonio Muto a dare la sua ricostruzione della vicenda davanti al collegio dei giudici presieduto da Enzo Rosina.

«Nel 2014 l’imprenditore edile Mario Borsato mi chiama proponendomi l’acquisto dei terreni della lottizzazione Lagocastello, già inserita nel piano regolatore del Comune di Mantova. Entro come socio. La lottizzazione era stata approvata anche dal Parco del Mincio e dalla Sovrintendenza di Brescia. Si trattava di 150mila metri di area edificabile. Dopo un anno però spunta il problema diossina collegato all’insediamento industriale, poi rivelatosi inesistente».

«L’80% delle opere di urbanizzazione nel frattempo è andato avanti. Poi, all’improvviso, spunta il vincolo: non si può edificare. Ricorriamo al Tar che ritiene il vincolo inammissibile – sono le parole del costruttore in merito alla battaglia legale con l’amministrazione Brioni – Andiamo avanti con i lavori, ma ecco che arriva un nuovo vincolo: questa volta riguarda la tutela delle sponde del lago. Avevamo già versato Ici per 500mila euro. Ricorro al Consiglio di Stato e i miei avvocati sono certi di spuntarla. Ma non è così. Ho chiesto quindi la restituzione dell’Ici ma anche quella mi è stata negata. Il motivo? Perché quando l’ho pagata quell’area era ancora edificabile».

E passa a parlare della lottizzazione Edera di Curtatone: «Per un anno si è detto che in quell’area c’era una discarica di amianto. Ma non è così. L’amianto era quello di un vecchio sistema di canalette per l’irrigazione. Ma ormai la gente non voleva più acquistare case». E aggiunge: «Tutte le operazioni finanziarie sono state condotte in modo corretto e dimostrabile» così come sostenuto anche dal consulente della difesa.
 

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