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Addio posto fisso: «Stato incapace di scelte strategiche»

A testimoniare la precarietà della ripresa c'è il crollo dei contratti a tempo indeterminato, calati del 27,6%

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MANTOVA. A testimoniare la precarietà della ripresa, incoraggiante ma ancora troppo “ina” (almeno sul versante dei lavoratori) per tradursi in posti sicuri, sono i dati definitivi del mercato del lavoro nel 2017. Se il saldo complessivo è positivo per 5.228 (60.065 avviamenti contro 54.837 cessazioni), rispetto all’anno precedente i contratti a tempo indeterminato sono crollati del 27,6%, con un saldo pari a -3.073.

L’altra faccia della medaglia racconta dell’impennata dei tempi determinati: +26,5%, per un saldo di 5.228. Sullo sfondo resta sempre il timore che nei prossimi mesi, quando si esauriranno gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato – quelli più robusti, introdotti nel marzo 2015 – e senza più la tutela dell’articolo 18, si assisterà a un’ondata di licenziamenti.

E resta in piedi l’analisi severa del segretario generale della Cgil, Daniele Soffiati. Gli sgravi hanno drogato il mercato del lavoro, senza incidere strutturalmente, senza che lo Stato esprimesse «una visione strategica rispetto agli ambiti sui quali investire». Se il commercio è saturo, i servizi sono condannati a comprimersi negli spazi lasciati liberi dalla sharing economy e dall’e-commerce, il turismo ha limiti e confini, resta l’industria, ma quale? Chimica? Farmaceutica? Il settore delle nanotecnologie?

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