Il piano del Parmigiano: un freno alla produzione

La proposta andrà mercoledì in assemblea: sanzioni non appena si sforano i tetti. Mantovani freddi: tre astensioni nell’ultimo consiglio di amministrazione

MANTOVA. Un piano in grado di contenere gli eccessi di produzione ed evitare così il crollo dei prezzi. È la scommessa dell’assemblea straordinaria del Parmigiano Reggiano che si terrà domani a Parma: un piano di regolazione dell’offerta per il triennio 2019- 2022 sul quale il consorzio guidato da Nicola Bertinelli punta per mantenere in equilibrio il sistema. Sul piatto il futuro della filiera, perché se è vero che adesso il Parmigiano gode di condizioni di mercato favorevoli, è altrettanto vero che una crescita eccessiva della produzione potrebbe metterlo in serie difficoltà. E se sulla domanda si possono fare soltanto previsioni, sull’offerta i numeri parlano chiaro: a febbraio c’è stato un aumento del 4,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Del 5,44% l'incremento in provincia di Mantova.

Il nuovo piano prevede un volume di produzione in linea con il precedente, pari a 3 milioni e 400 mila forme, ma anche novità in grado di contenere gli eccessi quando se ne verifichi la necessità. Tra le proposte c’è, ad esempio, l’eliminazione delle franchigie d’esenzione in caso di splafonamento produttivo: sparirebbe, quindi, la tolleranza del 3% entro la quale, pur sforando rispetto alle quote assegnate, non si paga alcuna sanzione.


Un altro campo d’intervento riguarda gli strumenti a disposizione dell’assemblea: «Questo aggiornamento - spiega il direttore Riccardo Deserti - punta a introdurre maggiore flessibilità nella gestione del piano nei prossimi anni, in modo che l’assemblea abbia gli strumenti adeguati per gestire di anno in anno la spinta produttiva, in base alle condizioni del mercato. La crescita degli ultimi tre anni dimostra che il piano attuale non è stato in grado di raffreddare la spinta produttiva».

Il progetto, dopo la delibera dell’assemblea, dovrà essere approvato dai consorziati: per il via libera serve l’adesione del 66% degli allevatori e dei caseifici. Ultimo passaggio sarà, poi, la presentazione al ministero, che potrà approvarlo o imporre modifiche. Un percorso per nulla scontato, quindi, che parte con qualche difficoltà: lo scorso 13 marzo, durante il Cda del consorzio, i tre consiglieri mantovani si sono astenuti proprio sul piano produttivo. Timori di tensioni per l’assemblea di domani? «In maniera esplicita per ora non ci sono opposizioni - prosegue Deserti - ma la risposta vera l’avremo dopo l’assemblea, quando si tratterà di raccogliere le firme».

E proprio in questa fase i mantovani potrebbero manifestare il loro dissenso. Nel corso dell’ultimo cda i rappresentanti dei produttori della nostra provincia hanno fatto filtrare la volontà di non raccogliere le firme nei caseifici e negli allevamenti.
 

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