Processo per bancarotta, l’accusa chiede nove anni per Muto

Al processo per bancarotta anche la richiesta di risarcimento delle parti civili: 16 milioni di euro. Sentenza il 23 aprile

MANTOVA. Una lunga e dettagliata ricostruzione delle «condotte distrattive» con cui l’imputato avrebbe succhiato fondi da due delle sue società per alimentare le casse della Lagocastello srl ed evitare la frana finanziaria e il fallimento. Un’operazione conclusa con un crac di tutte le società e la mancanza di fondi con cui saldare i creditori.

Al termine della requisitoria c’è stata la richiesta di pena del pubblico ministero Giacomo Pestelli. Una frustata per l’imprenditore 56enne Antonio Muto: nove anni di reclusione. L’udienza di lunedì in tribunale – di fronte al collegio presieduto da Enzo Rosina, affiancato da Ivano Brigantini, tra i giudici del processo Pesci (frutto della prima inchiesta sulle infiltrazioni della ’ndrangheta nel Mantovano) e da Marco Benatti, giudice del processo Remax, sulla truffa delle auto usate vendute con i chilometri ribassati – si è conclusa con un’altra richiesta, anche questa tutt’altro che tenera, quella degli avvocati di parte civile: un risarcimento di sedici milioni di euro. Ad avanzarla sono stati i legali delle due società appartenute all’imprenditore calabrese che ora, essendo dichiarate fallite, sono rappresentate dai curatori: sono Le Costruzioni srl, con l’avvocato Marco Messora, che chiede cinque milioni e mezzo di euro; e l’Immobiliare Edera, con l’avvocato Marco Piacentini che ne chiede dieci e mezzo.



Le imputazioni che pesano su Antonio Muto – già assolto in primo grado e in appello dall’accusa di concorso esterno all’associazione mafiosa di una cosca calabrese – in questo processo deve rispondere di bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata, operazioni dolose da falso in bilancio, con distrazione di una somma che passa i tre milioni e 870mila euro. All’imprenditore il pubblico ministero contesta una movimentazione ingiustificata di denaro dalle due società in seguito fallite verso la Lagocastello, la srl che avrebbe dovuto costruire un quartiere residenziale sulla riva del lago Inferiore, progetto franato per l’intervento del sindaco FiorenzaBrioni e del veto di due sentenze consecutive emesse da Tar e Consiglio di Stato.



Antonio Muto, che si trova ancora agli arresti domiciliari per questa bancarotta, lunedì mattina era presente in aula, accompagnato da uno dei suoi due difensori, l’avvocato Stefano Sarzi Sartori. Nessuna apparente reazione di fronte alla richiesta del pubblico ministero. Il prossimo appuntamento con il processo è previsto il 23 aprile e sarà quello definitivo. Parleranno i difensori – oltre a Sarzi Sartori ci sarà anche l’avvocato bresciano VanniBarzellotti – dopo di che i giudici si riuniranno in camera di consiglio per elaborare il verdetto. Imprevedibili i tempi della decisione che anticiperà la lettura della sentenza in aula.


 

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