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L’inchiesta archiviata non ferma i veleni, il sindaco Palazzi: "Attacco vile"

La dipendente del Comune di Mantova: "Mi ha molestata nel suo ufficio". L’ombra della ripicca per due procedimenti disciplinari

di Sandro Mortari
3 minuti di lettura

MANTOVA. I veleni in Comune contro il sindaco Mattia Palazzi non sono ancora finiti. Dopo la vicenda della chat a luci rosse con Elisa Nizzoli, ex vice presidente dell’associazione culturale Mantua me genuit, finita con l’archiviazione da parte della Procura dell’accusa a Palazzi di aver preteso favori sessuali in cambio di contributi comunali (alcuni messaggi compromettenti sono risultati falsi), c’è ora chi getta altro fango.



Lorena Buzzago, educatrice in un nido comunale della città e animatrice dell’associazione Arte e Ingegno, accusa Palazzi di molestie sessuali per un episodio accaduto nel 2015 e annuncia: «Vado in procura a denunciarlo». «Tutto falso - replica il sindaco, che parla di “attacco vile” - Mi tutelerò nelle sedi opportune».

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Quella che è diventata una bomba “social”, che si riferisce ad un episodio già a conoscenza della magistratura ed entrato nell’archiviazione disposta dal procuratore capo Fasolato in relazione alla prima vicenda, è scoppiata mercoledì scorso con un post della Buzzago su Facebook. «Dopo una riunione nel suo ufficio con dirigenti e amministratori - aveva scritto sotto il titolo “sono stata molestata dal sindaco Mattia Palazzi nel 2015”, postando anche dei fotomontaggi - una volta fatti defluire mi ha chiesto di fermarmi per salutarci meglio. Prima baci sulle guance, poi sul collo da ambo le parti».

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Perché ha atteso tre anni per denunciare il fatto? «Perché - risponde la Buzzago al telefono - ho letto gli atti del giudice e delle indagine svolte e ho preso coraggio. Non mi sentivo più sola». Si rende conto di rischiare grosso tirando fuori una storia già archiviata dal procuratore, ma non cede: «Tutti gli atti, intercettazioni e interrogatori, sono a disposizione di Cinzia Goldoni (presidente della Mantua me genuit, ndr) sono pubblici, tutti li hanno. Io alla Nizzoli, in una telefonata intercettata, lo avevo detto: Palazzi fa così con tutte. E le ho raccontato quello che era capitato a me. L’ho anche confermato al giudice e ai carabinieri che mi avevano interrogato allora (per la vicenda parallela dei contributi erogati dal Comune alle varie associazioni, ndr), ma ho tenuto fermo tutto perché avevo paura. Avevo raccontato tutto al mio dirigente in Comune, ma lui aveva minimizzato. E allora, adesso rivelo che Palazzi mi ha anche toccato nel mio locale. Stavo per svenire».

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Nonostante gli si prospetti una querela per diffamazione, se non per calunnia, non si ferma: «Mi querelino pure, io vado avanti. Io sono stata molestata perché comanda lui, e basta. Io ho fatto 200 manifestazioni, mi occupo di disabili, non sono l’ultima arrivata; allora avevo paura di perdere Arte e Ingegno, ora non più. Ho letto gli atti dell’inchiesta e la Nizzoli - dice la Buzzago, che non fornisce ricontri -, nell’interrogatorio afferma di aver subìto il potere del sindaco che la ricattava sessualmente».

Buzzago tira fuori una vicenda già archiviata: il sospetto è che dietro al post velenoso si nasconda il risentimento della dipendente comunale nei confronti del sindaco. Perché? Per essere stata sottoposta a due procedimenti disciplinari. Uno, già concluso, per l’assenza in occasione di una visita fiscale per malattia (le sue giustificazioni non sono state accolte) e l’altro, ancora aperto, per il comportamento non consono tenuto con il genitore di un bambino del nido: «Per quanto riguarda la visita fiscale - ribatte - avevo la febbre a 41 e non avevo sentito il campanello; per quanto riguarda il secondo, mi stanno perseguitando. Vogliono punirmi per un colloquio durato 20 minuti anziché un quarto d’ora; il 19 aprile sono stata convocata per il procedimento disciplinare. Facciano pure. Mi danno più forza».

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Palazzi respinge tutte le accuse: «Sono allibito con quanta semplicità e malignità si possa mistificare la verità inventandosi circostanze per infangare le persone. La signora sa benissimo che sta dicendo il falso e, indipendentemente da chi possa esserci dietro e chi sia il regista di questo ennesimo attacco vile, non è ammissibile possa rimanere impunita, perché oggi capita a me e domani a qualcun altro». Quindi «mi tutelerò cercando in tal modo anche di far valere princìpi di verità».

Intanto ieri è saltato all’ultimo momento il deposito, in presidenza del consiglio, di una mozione delle opposizioni per indurre il Comune a costituirsi parte civile nell’eventuale processo contro la Nizzoli. Motivo, il dissenso scoppiato in Forza Italia, con Gorgati che già non aveva sottoscritto il documento. Ieri c’è stato anche il ritiro della firma da parte del capogruppo Baschieri. «Ma noi andiamo avanti con le sette firme che restano» annuncia l’altro forzista Longfils.
 

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