Entro giugno conclusione dei lavori

foto di Gangi

Finanziamento della Presidenza del Consiglio dei ministri, le opere costeranno 192mila euro

MANTOVA. I ponteggi sono già posizionati da alcune settimane ed entro l’inizio dell’estate è prevista la conclusione delle opere. Come si diceva il restauro della Cappella Santo Stefano è reso possibile da un residuo finanziamento della Presidenza del Consiglio dei ministri. «Il costo dell’intervento - aggiunge l’architetto Monica Nascig - una volta ottenuto lo sconto da parte della ditta di restauro, si aggira sui 192 mila euro. Parliamo di una cappella con opere preziose e i dipinti sono stati attribuiti al Viani già da Chiara Tellini Perina.

Una ricchezza che si coglie sia a livello cromatico che nelle fattezze dei soggetti rappresentati ma che ora, purtroppo, risulta non completamente leggibile a causa dei depositi superficiali e delle stesure di fissativi che nel tempo si sono andate ad accumulare». Da qui la necessità di intervenire dunque su tutti gli elementi decorativi. «Dal punto di vista artistico - aggiunge la progettista - altrettanto interessanti sono i due monumenti funebri, dedicati a Strozzi e Andreasi, che a seguito delle soppressioni dei conventi vennero trasferiti qui nell’Ottocento. Sculture di fattura pregevolissima e i cui disegni sono di Giulio Romano, come attestano due schede pubblicate sul catalogo della mostra giuliesca del 1989.

Anche in questo caso - conclude l’architetto - la pulitura e il recupero permetteranno una lettura migliore delle loro caratteristiche. La tempistica? Abbiamo calcolato 120 giorni quindi alla fine di giugno i punteggi dovrebbero essere smontati». Nel cantiere oltre alla restauratrice Chiara Ceriotti è al lavoro lo staff composto da Letizia Brandimarte, Gabriella Dalmonte, Chiara Pozzati, Carlotta Specchierla e Giovanna Vernizzi. A loro, dopo la valutazione complessiva dello stato delle opere, il compito di affrontare caso per caso. Pulitura a secco e ad umido, analisi della presenza di fessurazioni, rimozioni di eventuali stuccature incongrue sono solo alcuni degli step previsti.

«L’intervento in questa cappella è iniziato per una verifica post terremoto per valutare cioè la tenuta di tutte le strutture - spiega Ceriotti - gli affreschi si presentano in condizioni critiche per quanto riguarda gli interventi precedenti, e di questi lavori abbiamo pochissime testimonianze. Dai documenti sappiamo che nella cappella il restauro più importante è stato effettuato nel 1836 con il rifacimento di tutta la volta come abbiamo trovato conferma. Di ciò che è avvenuto prima - aggiunge - non sappiamo molto ma è certo che ci sono stati numerosi lavori precedenti».

Come evidenzia la restauratrice ci sono due strati di decorazioni a fresco, «una più antica lasciata parzialmente in vista, forse nell’Ottocento quando sono stati posizionati qui i monumenti funebri. E, contestualmente, è stato demolito un altare di cui rimane l’impronta perché, in corrispondenza dei marmi, non ci sono intonaci dipinti. Si sono evidenziate invece - conclude - alcune parti ovvero una porzione di figura di San Longino e la scritta Sant’Andrea sotto una sagoma ormai non più visibile che sono state lasciate a vista. Anche questo aspetto andrà dunque valutato». Tra gli interventi realizzati in passato, la restauratrice ricorda quello del 1989. «Il Laboratorio di restauro della Sovrintendenza - spiega - effettuò il recupero della fascia decorativa degli affreschi del Viani rimuovendo gli scialbi sovrastanti e, sempre nel 1989, in occasione della grande mostra su Giulio Romano al Te, il laboratorio è intervenuto sul monumento Strozzi attribuito al grande artista». Risale invece al 1996, l’intervento di pulitura del monumento Petrozzani ad opera proprio di Chiara Ceriotti. «In quel caso recuperammo la cromia dei materiali lapidei - conclude- che non era più visibile in quanto, sia questo che gli altri monumenti, erano stati ricoperti da fissativi che si erano poi alterati diventando così bruni da non permetterne la leggibilità». (cdp)

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