Sul web 550 case vacanza nel Mantovano: «Gran parte sono abusive»

Federalberghi denuncia: boom di attività alberghiere spacciate da affittacamere. «Non solo concorrenza sleale: nessuna misura antiterrorismo e di tutela clienti» 

MANTOVA. L’espediente si annida nei meandri di una normativa a maglie larghe. Il resto lo fa la carenza di controlli. Locazioni turistiche: dietro questa dicitura anche nella nostra provincia si nascondono decine di attività alberghiere camuffate da altro. Abusive. «Sono alberghi in miniatura a tutti gli effetti ma senza licenza e si tratta della gran parte dei 548 alloggi mantovani in affitto sul portale Airbnb, di cui 214 nel capoluogo»: la denuncia è del direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, a Mantova per intervenire, insieme al comandante della polizia muncipale di Verona Luigi Altamura, all’incontro sul sommerso turistico promosso da Confcommercio introdotto dal direttore Dal Dosso e dal presidente di Federalberghi Mantova Bianchi.

Davanti al prefetto Lombardi, ai comandati delle forze dell’ordine, alle consigliere regionali Forattini e Cappellari e al vicesindaco Buvoli, Nucara ha snocciolato i dati di «uno tsunami» destinato a non fermarsi. A dicembre 2017 erano oltre 1.600 gli annunci di affitti extralberghieri sui portali web Expedia, Homeaway, Booking, Tripadvisor, Airbnb, Homeaway. Al netto dei doppioni, l’associazione albergatori punta i riflettori sui 548 alloggi persenti su Airbnb: di questi ben 214 sono in città, 42 a Monzambano, 28 a Campitello, 20 a Casalmoro, 20 a Cavriana, 14 a Ponti sul Mincio, 14 a Volta Mantovana, 12 a San Benedetto Po, 11 a Porto Mantovano, 10 a Commessaggio e altri 10 a San Giorgio. Oltre il 50% sono appartamenti interi in cui non abita nessuno, il 46% sono camere private e in appena il 3% dei casi si tratta di stanze condivise.


Fino a tre unità abitative affittate dalla stessa persona in modo non continuativo e con un’interruzione non inferiore ai 90 giorni: questi i confini da rispettare per un’attività non imprenditoriale. Ebbene secondo Federalberghi la maggioranza delle inserzioni (58,3%) è pubblicata da host (affittuari) che gestiscono più alloggi. E per lo più non si tratta di attività occasionali: il 71% è in affitto per oltre sei mesi all’anno (tra 181 e 365 giorni), il 13 % tra i 4 e i 6 mesi, il 10% tra i 2 e i 4 mesi e appena il 6% per meno di 60 giorni.

«Sono forme di concorrenza sleale - spiega Nucara - il problema è che siamo davanti all’assuefazione a una violazione manifesta. Nella maggioranza dei casi l’attività non è un’occasionale fonte integrativa del reddito, ma rappresenta un vero e proprio business. C’è un evidente squilibrio in termini di ricadute sul sistema economico: a ricavi consistenti non corrispondono apporti equivalenti in termini di contributo all’erario e di sostegno all’occupazione e al reddito. In questo modo vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza».

La denuncia guarda anche a questioni di pubblica sicurezza e tutela dei clienti. «Le strutture ricettive hanno l’obbligo di segnalare gli ospiti al portale degli alloggiati della polizia di Stato - prosegue Nucara - mentre gran parte di quelle che appaiono sui portali non lo fanno: questo significa che in provincia di Mantova potete ospitare ogni notte oltre duemila persone nell’anonimato». Un buco nero non da poco in un’epoca di attentati e misure antiterrorismo. Che dire poi della sicurezza dei clienti?

«Non tutti sanno ad esempio - ricorda ancora il direttore nazionale - che gli alberghi sono tenuti a dotarsi di tende e materassi ignifughi e ad adottare profilassi contro la legionella, ma questo non avviene nelle locazioni turistiche». L’elenco è lungo e per uscirne basterebbe, secondo gli addetti ai lavori, un codice identificativo per le strutture a norma: «Il mercato chiede questi alloggi e il fenomeno è destinato a crescere, nessuna intenzione di ostacolarli, ma per chi non rispettale regole dovrebbe esserci tolleranza zero. A partire dai portali che non collaborano».


 

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