Via ai restauri dei capolavori nella Basilica di Sant'Andrea

Iniziati gli interventi nella cappella di Santo Stefano: tour sui ponteggi tra le opere di Viani e Giulio Romano

Via al restauro dei capolavori di Sant'Andrea

MANTOVA. La vista dall’alto restituisce una bellezza amplificata. Affreschi, decori, dorature, elementi architettonici esaltano, da un’altra prospettiva, la magnificenza della basilica concattedrale progettata dall’Alberti, capolavoro rinascimentale e modello architettonico ripreso, nelle sue forme interne, da innumerevoli chiese nel mondo. Braccio sinistro del transetto nord, parete ovest: queste le coordinate per localizzare i restauri attualmente in corso.

E’ nella Cappella di Santo Stefano, meglio nota come “Petrozzani” (dal nome dell’assegnatario, già ministro del duca Guglielmo e gran cancelliere dell’Ordine del Redentore), oggi coperta da un lungo telo di protezione, che da alcune settimane sono iniziati i lavori di restauro conservativo. Parliamo di opere di pulitura e consolidamento che dovranno restituire a questo spazio l’originale aspetto, oggi cambiato anche a causa dei depositi di polvere e resine. «L’intervento - spiega l’architetto Monica Nascig, progettista e direttrice dei lavori - è reso possibile grazie e un residuo finanziamento della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si tratta di fondi dell’otto per mille a diretta gestione statale, una tranche che è avanzata dal restauro di tutti gli interni e che, a fronte del progetto, ha ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo per queste importanti finalità».

E al lavoro sui ponteggi, ad occuparsi della salute delle opere, c’è la restauratrice Maria Chiara Ceriotti del Consorzio Arké di Roma, direttore tecnico di cantiere che insieme al suo staff sta operando su diversi fronti. «Il nostro intervento - conferma - consiste nel verificare e consolidare tutti i distacchi, abbiamo notato che si è aperta anche una crepa in corrispondenza della parete ovest in seguito al terremoto. Da un punto di vista conservativo stiamo risanando a tappeto tutte le strutture decorative». E’ un viaggio nella storia, quello che si sviluppa in questo tour sui ponteggi, partendo da terra, sino a raggiungere la spettacolare volta a lacunari. A circa dodici metri d’altezza, se l’affaccio dalle impalcature regala una vista straordinaria verso l’altare e la navata centrale, all’interno trionfa la ricchezza di dettagli, simboli liturgici, fregi, putti, preziose cornici. Particolari che forse, solo a distanza ravvicinata, si colgono nella loro estrema finezza. Lo spazio è uno scrigno che accoglie testimonianze artistiche che rimandano a narrazioni bibliche, memorie di personaggi legati alla città e grandi artisti. C’è il monumento funerario dedicato a Petrozzani e l’epitaffio che ricorda l’architetto Paolo Pozzo.



I documenti - come conferma Nascig - fanno risalire al 1599 la decorazione più recente di questo spazio, commissionata dallo stesso Petrozzani, che dal 1591 al 1609 fu primicerio (carica all'interno delle gerarchie ecclesiastiche ndr) della basilica, ad Antonio Maria Viani, pittore e architetto, prefetto delle fabbriche gonzaghesche. Proprio sotto il grande quadro della crocifissione si trova il mausoleo Andreasi in origine conservato in Santa Maria del Carmine e disegnato da Giulio Romano. Come è attribuito a Giulio Romano il mausoleo di Pietro Strozzi, datato 1529, proveniente dalla chiesa soppressa di San Domenico. Parliamo di due monumenti collocati nella cappella nel 1831 e che saranno oggetto degli attuali interventi di pulitura. La vita di Santo Stefano, a cui è dedicata la Cappella, si coglie sulle pareti dipinte: da una parte la disputa nel sinedrio, dall’altra il martirio con il santo in primo piano con gli occhi puntati al cielo in segno di devozione. Così come appare accanto alla Vergine nella pala che raffigura Gesù crocifisso. Oltre che sui materiali lapidei si interverrà anche sulle parti pittoriche. E se l’identificazione di alterazioni dei materiali è avvenuta inizialmente dall’analisi visiva da terra, ora sui ponteggi le restauratrici sono al lavoro per mappare e valutare la presenza di eventuali distacchi, tra l’intonaco e la muratura, e intervenire con prodotti consolidanti. Proprio durante uno di questi lavori è stato rinvenuto un centesimo del 1822. «Questa moneta è stata sicuramente posizionata come ricordo dai restauratori dell’epoca - conclude Nascig - quasi a dire... sappi che noi abbiamo lavorato qui».

Il rettore: serve una manutenzione attenta e costante. Come ha spiegato l’architetto Nascig il progetto di restauro della cappella di Santo Stefano conclude l’iter dei lavori avviati all’interno della basilica nel 2008. Altre opere hanno riguardato le cappelle Cantelma e San Carlo. La basilica, come ha osservato il rettore don Renato Pavesi, richiede infatti un impegno continuo. «Parliamo di un edificio religioso di tali proporzioni - spiega don Pavesi - che la manutenzione richiesta è onerosa e costante su tutto. Fortunatamente ci hanno aiutato, diversi fondi sono arrivati, ma le cifre che servono per intervenire sono sempre ingenti».

 

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